Di Luca Franceschi
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Il senatore Gianni Berrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia, interviene con durezza sulla questione dei No Tav, dichiarando che è arrivato il momento di chiamare le cose con il loro vero nome. Secondo Berrino, chi continua a definire “semplice dissenso” o “protesta di ragazzi” gli episodi di violenza che caratterizzano il movimento No Tav commette un errore di valutazione della realtà.
L’esponente di FdI sottolinea come gli assalti ai cantieri, gli incendi di mezzi, le devastazioni urbane, le aggressioni alle Forze dell’Ordine e l’uso sistematico della violenza non rientrano nella legittima protesta democratica, bensì configurano atti di eversione e illegalità che vanno perseguiti con fermezza.
Berrino rimarca che colpire opere pubbliche, infrastrutture e rappresentanti dello Stato significa andare oltre la semplice contestazione di una scelta politica: equivale a sfidare direttamente le istituzioni della Repubblica e il Governo legittimamente eletto dai cittadini. Questo comportamento rappresenta un attacco frontale all’ordine democratico che non può essere tollerato.
Una particolare critica viene rivolta a quella parte della borghesia cosiddetta “radical chic” che, dai circoli della Torino benestante, continua a cercare giustificazioni ideologiche per chi pratica la violenza. Il senatore ricorda come la Procuratrice Generale del Piemonte, Lucia Musti, aveva già denunciato l’esistenza di un’area grigia caratterizzata da una matrice colta e borghese che manifesta una pericolosa tolleranza verso questi fenomeni.
Berrino conclude affermando che la democrazia garantisce il diritto di manifestare, ma non il diritto di devastare, intimidire o aggredire. Chi sceglie la strada della violenza deve essere perseguito senza ambiguità e senza alibi di natura culturale. Chi continua a minimizzare o legittimare questi episodi si assume una grave responsabilità politica e morale nei confronti dei cittadini. Lo Stato, ribadisce, deve rispondere con determinazione perché non può esistere alcuna zona di tolleranza verso chi tenta di imporre le proprie idee attraverso la forza anziché il confronto democratico.
