Di Luca Franceschi
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La sentenza della Corte d’Appello di Milano certifica il fallimento della strategia perseguita finora dal Governo Meloni e dal ministro Urso. La conferma della chiusura dell’area a caldo, motivata dal permanere di gravi rischi per la salute e per l’ambiente dei cittadini di Taranto, dimostra che le misure adottate in questi anni sono state del tutto insufficienti.
Nonostante oltre 4 miliardi di euro di risorse pubbliche impiegate, il Governo non è stato in grado di garantire né il risanamento ambientale né un futuro certo per lo stabilimento.
Da anni vengono denunciate l’assenza di tutele ambientali e sanitarie, la mancata attuazione degli interventi necessari e l’insufficienza delle garanzie ambientali. Sono state presentate numerose interrogazioni parlamentari al riguardo e chieste verifiche puntualmente rimaste senza risposta.
Il Governo Meloni ha preferito nascondere e rinviare i problemi anziché affrontarli. Oggi non ha più alibi.
Dopo questa sentenza non bastano più dichiarazioni di circostanza, promesse o l’ennesimo rinvio. Si chiede che Meloni e Urso vengano immediatamente in Parlamento, abbiano l’onestà e il coraggio di ammettere di aver sbagliato tutto e di aver condotto Taranto e il Paese in un vicolo cieco.
È necessario che spieghino come intendono dare attuazione alla sentenza, tutelare la salute dei cittadini, garantire il futuro dei lavoratori e assicurare una prospettiva industriale credibile allo stabilimento.
Viene espresso un sincero ringraziamento ai cittadini di Taranto e all’associazione che, con determinazione e coraggio, hanno promosso questa iniziativa giudiziaria, dimostrando che la difesa dei diritti e della salute può trovare forza anche nell’impegno civico. La loro tenacia rappresenta un esempio di cittadinanza attiva al servizio dell’interesse collettivo.
La magistratura ha fatto il proprio dovere, tutelando il diritto alla salute dei cittadini. Ora tocca al Governo assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
Se non è in grado di garantire salute, lavoro e un futuro industriale per Taranto, si chiede che abbia almeno la dignità di prenderne atto, di chiedere scusa ai tarantini e di trarne tutte le conseguenze sul piano politico.
L’Italia non può più permettersi un Governo incapace di affrontare una delle più gravi crisi industriali e ambientali della sua storia. Il tempo dei rinvii è finito.
