Di Luca Franceschi
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La guerriglia che continua a verificarsi in Val Susa viene definita come inaccettabile da parte della politica di destra, con piena solidarietà espressa nei confronti delle Forze dell’Ordine. Secondo questa prospettiva, non si tratterebbe di una semplice contestazione, ma di veri e propri atti di eversione, soprattutto quando vengono presi di mira i veicoli dei Carabinieri e coloro che rappresentano lo Stato attraverso incendi e attacchi diretti.
Gli episodi segnalati dalla valle non generano particolare sorpresa, ma vengono invece interpretati come conferma di un quadro già noto. A questo proposito, viene evidenziato il ruolo del Festival Alta Felicità, ritenuto un polo attrattivo per soggetti violenti e professionisti della conflittualità. Il timing degli eventi viene sottolineato con attenzione: l’accavallarsi di episodi di guerriglia nel medesimo periodo dell’evento non sarebbe considerabile come coincidenza fortuita.
Di fronte a questa situazione, secondo il punto di vista espresso, gli organizzatori dell’evento si troverebbero di fronte a una scelta decisiva. Devono cioè collaborare attivamente con le forze di polizia per prevenire gli scontri e identificare i responsabili della violenza, oppure il festival potrebbe essere percepito come un copertura deliberata per alimentare il caos sociale.
Ciò che rimane certo è l’inammissibilità degli assalti diretti contro agenti, operai e cantieri. Da questo punto di vista, viene ribadita la fondatezza del sostegno ai decreti sicurezza che prevedono sanzioni rigorose per simili condotte, in contrasto con l’ostilità manifestata dalla sinistra verso queste misure. La realizzazione della Tav rappresenta, in questa lettura, la continuazione necessaria di un progetto di sviluppo, e la migliore confutazione alle spinte eversive è proseguire senza tentennamenti nella concretizzazione dell’opera.
