News immediate,
non mediate!
Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

UNIONE CAMERE PENALI * DDL MINORI: «SI RISCHIA DI COMPROMETTERE I PRINCIPI COSTITUZIONALI DEL SISTEMA PENALE MINORILE ED APRIRE LA STRADA AD UN PROGRESSIVO ABBASSAMENTO DELL’ETÀ DELL’IMPUTABILITÀ»

Scritto da
22.21 - venerdì 24 luglio 2026

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri introduce una presunzione di imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni, riducendo le garanzie proprie della giustizia minorile. Si tratta di una riforma prevalentemente simbolica, non giustificata dai dati statistici, che rischia di compromettere i principi costituzionali del sistema penale minorile e di aprire la strada a un progressivo abbassamento dell’età dell’imputabilità. La nota della Giunta.

Il disegno di legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri prevede di estendere ai minori tra i quattordici e i diciotto anni la presunzione di capacità di intendere e di volere prevista per gli adulti, invertendo l’onere dell’accertamento oggi imposto dall’art. 98 c.p. e degradando il dovere imposto a PM e giudice di verifica d’ufficio dell’imputabilità a una semplice facoltà.

Si tratta di una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile, storicamente costruita sulla consapevolezza che l’adolescenza è una fase caratterizzata da una personalità in formazione e da una maturazione non ancora compiuta. Per questa ragione il codice penale del 1930 e ancor più il sistema delineato dal processo penale minorile del 1988, richiedono un accertamento concreto della maturità del minore e della sua effettiva capacità di comprendere il significato delle proprie azioni.Il testo del disegno di legge aggiunge, invece, un ulteriore tassello alla strategia repressiva adottata nei confronti dei minori, iniziata con il decreto Caivano e proseguita, da ultimo, con la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni.

In questo quadro, la cosiddetta “stretta anti-maranza”, oltre a generare forti dubbi di compatibilità costituzionale, appare il sintomo di una preoccupante regressione culturale. Nel tentativo di esibire fermezza, l’esecutivo finisce per negare la specificità della condizione adolescenziale e per confondere la sicurezza con la propaganda, il governo dei fenomeni sociali con la ricerca del consenso immediato.Un ordinamento liberal-democratico maturo dovrebbe invece essere capace di abbandonare le illusioni securitarie e le pulsioni emotive che spesso accompagnano il dibattito pubblico sulla devianza minorile, per recuperare la lucidità delle scelte coerenti con i principi costituzionali e fondate sulla scienza e sui dati empirici.

Proprio il dato empirico rende ancora più ingiustificato il prospettato intervento normativo: le statistiche del Dipartimento per la Giustizia minorile dimostrano, infatti, che le declaratorie di non imputabilità per accertata immaturità costituiscono già oggi un fenomeno del tutto marginale, posto che negli ultimi anni le decisioni fondate sull’art. 98 c.p. si attestano a poche decine di casi su scala nazionale. Ne deriva che la riforma non risponde ad alcuna emergenza applicativa reale, ma appare semmai una scelta eminentemente simbolica e comunicativa, funzionale ad alimentare la narrazione di una presunta indulgenza della giustizia minorile.

La preoccupazione maggiore risiede tuttavia nel significato sistematico dell’intervento: una volta accettata la logica secondo cui, per esigenze di sicurezza o di allarme sociale, possono essere arretrate le garanzie che contraddistinguono il diritto penale minorile, diviene inevitabilmente più facile mettere in discussione anche altri capisaldi del sistema.In questa prospettiva il disegno di legge rischia di costituire il primo passo di un percorso già evocato nel dibattito pubblico: quello volto alla progressiva riduzione dell’età dell’imputabilità.

È precisamente questo il pericolo delle riforme simboliche: esse producono effetti concreti non tanto nell’immediato, quanto nell’alterazione dei principi culturali e giuridici che sorreggono il sistema, preparando il terreno a interventi successivi sempre più incisivi e regressivi.La vera prova di maturità di uno Stato non consiste nel trattare i minori come adulti, ma nel saper riconoscere che non lo sono, elaborando strategie d’intervento che non siano mera espressione di una muscolare e illusoria manifestazione di intransigenza istituzionale a “costo zero”.

 

Categoria news:
OPINIONEWS ITALIA

Per donare ora, clicca qui



A.I. - IMPAGINAZIONE EDITORIALE OPINIONE
POSSIBILE UTILIZZO INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Opinione si avvale di applicazioni basate su Intelligenza artificiale al fine di ottimizzare l'impaginazione editoriale curata dalla nostra redazione.
I contenuti potrebbero presentare interpretazioni di testo difformi dall'originale del comunicato stampa ricevuto: nel caso è gradita una segnalazione a: [email protected]


© RIPRODUZIONE RISERVATA
DELLA FONTE TITOLARE DELLA NOTIZIA E/O COMUNICATO STAMPA

È consentito a terzi (ed a testate giornalistiche) l’utilizzo integrale o parziale del presente contenuto, ma con l’obbligo di Legge di citare la fonte: “Agenzia giornalistica Opinione”.
È comunque sempre vietata la riproduzione delle immagini.

I commenti sono chiusi.