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RINASCIMENTO NAZIONALE * «PALERMO – ARMI DALL’UCRAINA ALLA CRIMINALITÀ, SFORZINI: “IL PROCURATORE DE LUCIA CONFERMA L’ALLARME CHE LANCIAI NEL NOVEMBRE 2025. L’EUROPA HA GIOCATO CON IL FUOCO E ORA I KALASHNIKOV ARRIVANO NELLE NOSTRE CITTÀ”»

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16.20 - venerdì 24 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’AgenziaOpinione) –
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Il procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, ha pronunciato parole di una gravità inaudita: armi da guerra, Kalashnikov e bombe ad alto potenziale provenienti anche dal conflitto tra Russia e Ucraina sarebbero ormai diffuse nelle reti criminali europee e presenti persino nella realtà siciliana.

Non è più un’ipotesi politica, non è più un allarme teorico, non è più una previsione liquidabile con sufficienza. È la descrizione di una minaccia concreta formulata dal capo di una delle procure antimafia più importanti d’Italia.

Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale.

Il 29 novembre 2025 avevo denunciato pubblicamente il pericolo rappresentato da milioni di armi, munizioni e fucili d’assalto riversati nel cuore dell’Europa senza garanzie adeguate di tracciabilità, controllo e destinazione finale. Avevo chiesto dove sarebbero finite quelle armi e avevo avvertito che avrebbero potuto attraversare confini opachi e finire nelle mani di criminali, organizzazioni mafiose, bande armate e terroristi.

Oggi il procuratore de Lucia ci dice che materiale proveniente dalla guerra russo-ucraina viene effettivamente immesso nelle reti europee e raggiunge la Sicilia. È la drammatica conferma dell’allarme che avevo lanciato otto mesi fa.

Per troppo tempo chiunque sollevasse dubbi sulla gestione degli aiuti militari all’Ucraina è stato accusato di propaganda, disfattismo o filorussismo. Si è preferito distribuire patenti morali anziché rispondere a domande elementari: quante armi sono state realmente consegnate? Dove si trovano oggi? Chi ne certifica la destinazione? Quali sistemi di tracciamento sono stati adottati? Quante sono scomparse dagli inventari? Quante sono già entrate nel mercato nero?

La verità è che si è armato uno dei territori più instabili e corrotti d’Europa senza predisporre un sistema di controllo proporzionato all’enorme quantità di materiale bellico immesso. L’Europa ha giocato con il fuoco nel cuore del Continente e oggi quelle fiamme rischiano di raggiungere le strade delle nostre città.

Non stiamo parlando soltanto di criminalità comune. Un Kalashnikov, una bomba ad alto potenziale o un quantitativo di esplosivo militare possono rafforzare enormemente la capacità offensiva delle mafie, alimentare guerre tra bande, consentire attentati terroristici e trasformare qualsiasi crisi di ordine pubblico in una strage.

Le istituzioni europee e i governi nazionali non possono più fingere di non sapere. Occorre aprire immediatamente un’indagine europea indipendente sulla tracciabilità delle armi inviate in Ucraina, sulla loro eventuale dispersione e sulle rotte attraverso cui raggiungono le organizzazioni criminali. Servono controlli alle frontiere, cooperazione investigativa, verifiche sugli arsenali e un censimento completo degli armamenti consegnati.

Ogni arma da guerra sottratta ai controlli e finita nelle mani di mafiosi o terroristi rappresenta una responsabilità politica precisa. Non basterà dichiararsi sorpresi quando verrà utilizzata per uccidere cittadini europei.

Oggi chiediamo al Governo italiano di riferire immediatamente in Parlamento e alle istituzioni europee di rendere pubblici tutti i dati disponibili. La sicurezza degli italiani viene prima della propaganda bellicista, degli interessi dell’industria militare e dell’imbarazzo di chi ha scelto di armare senza controllare.

Avevamo lanciato l’allarme. Non siamo stati ascoltati. Adesso nessuno può più dire di non sapere.

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