Caro Procuratore Gratteri,
alla conferenza stampa di Napoli sul nuovo protocollo per la comunicazione degli uffici giudiziari ha detto che di queste “porcherie” bisogna parlare con chi le ha fatte, in Parlamento, aggiungendo che il CSM avrebbe interpretato la legge in modo più restrittivo della legge stessa.
Nessuno mette in discussione il diritto dei cittadini a essere informati, né la trasparenza sull’operato della magistratura. Ma il diritto di sapere non travolge le garanzie del processo penale.
Le Linee guida del CSM non sono un bavaglio né celano il lavoro quotidiano dei magistrati. Al contrario, le nuove direttive applicano il decreto legislativo 188/2021, che recepisce la direttiva europea 2016/343 sulla presunzione di innocenza. Non è un’opinione, è un obbligo di legge, che lei dovrebbe conoscere.
Informare l’opinione pubblica sul compimento di un’operazione di rilievo o sull’adozione di determinati provvedimenti cautelari costituisce indubbiamente un dovere istituzionale, ma diversa è la diffusione incontrollata di intercettazioni del tutto prive di rilevanza penale, la morbosa esibizione di dettagli intimi o la rappresentazione mediatica dell’indagato come soggetto già colpevole prima ancora che un giudice terzo si sia espresso con sentenza definitiva.
Una comunicazione che si mantenga sobria e misurata, governata in via esclusiva dal Procuratore della Repubblica, o da un suo delegato, attraverso atti ufficiali e comunicati essenziali, appare indispensabile non solo per proteggere la genuinità della prova ed evitare polveroni mediatici idonei a compromettere l’efficacia stessa dell’azione penale, ma anche per arginare la drammatica lesione dei diritti dei terzi non coinvolti nelle indagini, le cui vicende personali finiscono spesso ingiustamente calpestate senza che ciò apporti alcun valore aggiunto all’interesse pubblico.
Una persona travolta da giudizi di colpevolezza anticipati a mezzo stampa subisce una condanna sociale e reputazionale immediata e devastante, che nessuna successiva assoluzione potrà mai davvero cancellare.
La nostra Costituzione ci impone il dovere morale e giuridico di bilanciare il diritto d’informare con l’inviolabile dignità della persona, ricordandoci che la credibilità e la forza della Giustizia non si misurano dal clamore dei titoli ad effetto, bensì dal rigore e dalla terzietà con cui si svolgono i processi nelle aule dei tribunali.
Nel rimanere a disposizione per qualsiasi chiarimento, buon lavoro, Procuratore.
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Claudia Eccher
Csm
