(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I dati emersi in questi giorni sulle liste d’attesa delle prime visite in Asuit, i peggiori d’Italia secondo l’Agenas, rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme per una dirigenza aziendale che si palesa ancora una volta inadeguata, per non parlare poi della nuova gestione del sistema SIO, che da strumento e risorsa per i lavoratori è diventato un problema ed una corsa ad ostacoli per operatori ed utenti.
Le problematiche irrisolte sono ormai tante, troppe e la situazione è in costante peggioramento, è necessario un cambio dirigenziale del vertice Asuit.
Investire poi solo in nuove strutture murarie e tecnologie, seppur finanziate con i fondi PNRR, dimenticandosi nel contempo di stanziare adeguate risorse nel DDL di assestamento di bilancio per valorizzare, attrarre e trattenere i professionisti sanitari è un chiaro sintomo di miopia istituzionale e non conoscenza delle reali problematiche della sanità. Ci rivolgiamo pertanto alla giunta provinciale ed in particolare al presidente Fugatti, che nel ddl di previsione dell’assestamento di bilancio ha dimostrato di prevedere cifre risibili per i contratti della sanità pubblica a fronte di 600 milioni disponibili sul tavolo. Con il presidente Fugatti abbiamo firmato impegni e protocolli d’intesa, che ora devono essere rispettati!
Il tempo per un cambio di rotta c’è ancora e la discussione in aula potrà raccogliere le varie sensibilità politiche bipartisan, noi confidiamo nel ruolo affidato all’assessore Tonina, che ha il compito di mediare le istanze presentate dalle forze politiche nei vari emendamenti di minoranza e maggioranza. Ora è indispensabile una riforma strutturale della sanità trentina, che dovrà passare dall’individuazione di professionalità dirigenziali di elevata esperienza e capacità, ma anche da una maggior interlocuzione ed ascolto delle istanze espresse dai professionisti sanitari del pubblico impiego e dai loro rappresentanti.
I nostri infermieri, ostetriche, i professionisti sanitari della prevenzione e riabilitazione ed i tecnici sanitari del pubblico impiego sono sempre più stressati, stanchi e malpagati, non considerano più come un tempo l’Asuit una meta d’approdo lavorativa attrattiva ed iniziano sempre più a sperimentare altre realtà e modalità lavorative.
Se non verremo finalmente ascoltati, il prezzo lo pagheranno sempre di più anche i cittadini, che avranno ospedali periferici sempre più ridimensionati, case di comunità a mezzo servizio e ospedali centrali di riferimento sempre più inaccessibili e sovraccarichi di attività.
È questa la sanità pubblica che vogliamo? Quella dove il cittadino dovrà pagarsi sempre di più le cure e rinunciare alle stesse perché non ha le risorse economiche necessarie?
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Cesare Hoffer e Fabio Lavagnino
Nursing up Trento
