Di Luca Franceschi
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Secondo quanto affermato da Lino Ricchiuti, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, la morte di una persona durante un intervento delle Forze dell’Ordine rappresenta un fatto drammatico che richiede rispetto e il massimo rigore negli accertamenti della verità. Per questa ragione, sottolinea Ricchiuti, occorre evitare di formulare condanne anticipate e permettere che siano la magistratura, l’autopsia, le registrazioni delle bodycam e tutti gli altri strumenti di indagine a fare chiarezza su quanto realmente accaduto.
Analizzando il filmato dell’intervento reso pubblico finora, dalle immagini disponibili non emergerebbero elementi indicativi di violenza ingiustificata o accanimento da parte dei poliziotti. Quello che si vede, piuttosto, è una situazione concitata nella quale gli operatori tentano di contenere una persona che si trovava in evidente stato di agitazione.
Ricchiuti critica aspramente il fatto che, a sole poche ore dai fatti, una tragedia ancora da chiarire sia stata trasformata in un processo pubblico contro le Forze dell’Ordine. Nel corso delle manifestazioni che si sono svolte poco dopo l’accaduto, sono infatti comparsi slogan come “omicidio di Stato”, attraverso cui si anticipavano giudizi e attribuzioni di responsabilità che spettano unicamente alla magistratura.
In questo scenario, desta preoccupazione la decisione del sindaco di Bologna di annunciare la propria partecipazione a una manifestazione convocata a così breve distanza dai fatti, mentre le indagini della magistratura sono ancora in corso. Chi esercita un ruolo di natura istituzionale dovrebbe invece dimostrare in primo luogo prudenza, equilibrio e fiducia nei confronti del lavoro svolto dagli organi preposti.
Ricchiuti ritiene parimenti grave il fatto che nel dibattito siano stati introdotti paragoni inopportuni con realtà estere come l’ICE americana, come accaduto con alcuni rappresentanti della sinistra, con il rischio concreto di delegittimare il modello italiano di sicurezza. La Polizia italiana, ricorda, opera nel pieno rispetto della Costituzione e delle normative vigenti e merita considerazione e stima.
Il cosiddetto “scudo penale” introdotto dal Governo Meloni, che trova la sua prima applicazione nel caso di Bologna, non costituisce secondo Ricchiuti alcuna forma di impunità per gli operatori delle Forze dell’Ordine. La norma è piuttosto finalizzata a impedire l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di coloro che intervengono in situazioni operative complesse prima ancora che siano stati valutati tutti gli elementi della questione. Un’iscrizione che porterebbe conseguenze tangibili, come l’obbligo di nominare un legale difensore, il sostenimento di spese legali e ripercussioni sul piano sia personale che professionale.
Le eventuali responsabilità rimangono naturalmente soggette all’accertamento della magistratura, ma coloro che operano per lo Stato non possono essere considerati automaticamente responsabili prima che i fatti siano stati completamente chiariti.
Ricchiuti conclude esprimendo vicinanza alla famiglia della persona deceduta e agli agenti coinvolti nell’intervento. Il rispetto nei confronti delle Forze dell’Ordine e dello Stato di diritto, sostiene, deve prevalere rispetto a qualunque utilizzo strumentale di natura politica.
