Di Luca Franceschi
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La sentenza pronunciata oggi sul crollo del Ponte Morandi rappresenta un passaggio importante nel percorso verso la verità e la giustizia. Si tratta di una decisione che riconosce responsabilità precise in merito a quella tragedia che ha segnato profondamente Genova e l’intero Paese.
Quanto accaduto non può essere dimenticato: le gravi omissioni, quel giorno drammatico che ancora oggi impone una profonda riflessione sulle responsabilità di chi doveva garantire la sicurezza di un’infrastruttura strategica e delle persone che la utilizzavano quotidianamente.
Il primo pensiero va alle 43 vittime che non potranno mai essere restituite alle loro famiglie, e ai loro cari che da anni chiedono giustizia. Il 14 agosto del 2018 resta una data tragica nella memoria collettiva di Genova e dell’Italia intera.
Quel crollo non fu una fatalità, ma il risultato di manutenzioni negate e controlli inadeguati su un’infrastruttura di importanza strategica. Per questo è fondamentale mantenere sempre vivo il ricordo di quanto accaduto.
La politica e ogni soggetto coinvolto hanno il dovere di trarre fino in fondo gli insegnamenti da quella drammatica vicenda. È necessario rafforzare i controlli, garantire la trasparezza, assicurare una manutenzione adeguata e sviluppare una cultura della prevenzione che devono essere sempre garantiti affinché certi errori non si ripetano mai più.
La memoria delle vittime può essere onorata soltanto mantenendo un costante impegno, ogni giorno, nella tutela della sicurezza delle infrastrutture e dei cittadini.
