Di Luca Franceschi
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Durante l’audizione dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, il deputato del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti ha sollevato una questione che ritiene cruciale per definire la strategia energetica nazionale. Il parlamentare ha posto una domanda diretta: per ogni gigawatt aggiuntivo di energia rinnovabile installata, quanto diminuisce il fatturato di Eni. Una domanda che, tuttavia, è rimasta senza risposta.
L’intervento di Cappelletti, rilasciato al termine dell’audizione in Commissione Attività produttive della Camera, non vuole essere una polemica contro Eni o il suo vertice. Il deputato ha chiarito che Eni è una società quotata e il suo management ha il dovere di tutelare gli interessi degli azionisti. Il nodo della questione è però un altro: spetta al Governo il compito di tutelare gli interessi dei cittadini. Ed è lecito domandarsi se questi due interessi coincidano realmente.
Il sistema energetico italiano continua a essere fortemente sbilanciato sul gas e sulle fonti fossili, proprio nel momento in cui le energie rinnovabili rappresentano la fonte di produzione elettrica più economica. Se una maggiore diffusione delle rinnovabili riduce inevitabilmente il peso del gas nel mercato, diventa necessario interrogarsi su quale interesse stia davvero orientando le scelte della politica energetica nazionale.
Il Governo dovrebbe fornire una risposta chiara: la strategia adottata è costruita per abbassare il costo dell’energia a beneficio di famiglie e imprese oppure continua a privilegiare un modello in cui il gas resta centrale. Per il Movimento 5 Stelle l’interesse nazionale coincide con quello dei cittadini e delle imprese, che necessitano di energia a prezzi più bassi, non con quello di chi trae vantaggio dal mantenimento dell’attuale dipendenza dalle fonti fossili.
