Di Luca Franceschi
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L’ultimo report dell’Agenzia Europea della Difesa sul riarmo europeo solleva questioni che il Movimento 5 Stelle evidenzia da tempo, ma che sembrano essere passate inosservate o deliberatamente ignorate nel dibattito pubblico.
Il documento dell’EDA, intitolato “Conto alla rovescia verso il 2030 – Rendere concreta la prontezza della difesa”, mette nero su bianco un dato preoccupante: lo straordinario aumento delle spese militari dei 27 Paesi dell’Unione Europea non si traduce automaticamente in maggiori capacità di difesa collettiva.
I numeri parlano chiaro: la spesa militare è più che raddoppiata negli ultimi cinque anni, passando dai 214 miliardi nominali del 2021 agli oltre 454 miliardi di oggi. Tuttavia, secondo l’Agenzia Europea della Difesa, questo incremento massiccio non produce i risultati sperati.
Il problema principale risiede nel fatto che il riarmo procede in ordine sparso, su base nazionale, compromettendo le economie di scala, l’interoperabilità e la convergenza nel lungo periodo. Questo approccio frammentato ha conseguenze negative sulla coesione e sull’autonomia strategica europea.
Il report denuncia inoltre che il grande aumento della spesa non è efficace in termini operativi a causa di forti squilibri nella distribuzione delle risorse. Gli investimenti privilegiano l’acquisto di armi a svantaggio di personale, addestramento e manutenzione, elementi fondamentali per un sistema difensivo davvero funzionale.
La conclusione che emerge è chiara: si spende di più ma si spende male. L’importante non è aumentare indiscriminatamente il budget militare, ma utilizzare le risorse in modo più efficiente e coordinato. Questo folle riarmo in corso, finanziato dai cittadini, non garantisce maggiore sicurezza ma si traduce principalmente in maggiori profitti per l’industria bellica.
