Di Luca Franceschi
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Oltre 4 milioni di cittadini italiani che per ragioni legate allo studio, al lavoro o alla salute vivono distanti dal proprio comune di residenza hanno visto per anni ostacolato il loro diritto fondamentale al voto. L’ultima occasione in cui questo problema si è manifestato in modo evidente è stata durante l’importante referendum sulla riforma costituzionale per la Giustizia.
Con l’approvazione odierna di un emendamento trasversale della maggioranza si offre una prima risposta a questa problematica, ma tale risultato arriva solamente dopo le forti pressioni esercitate dalle opposizioni e grazie alla mobilitazione di studentesse, studenti e giovani fuori sede che hanno fatto sentire la loro voce.
La deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli sottolinea però come la soluzione proposta dalla maggioranza non sia la più efficace. Secondo la parlamentare, molto più efficiente e sicura sarebbe stata la soluzione che le opposizioni avevano presentato attraverso un emendamento da lei firmato come prima firmataria. La proposta della maggioranza risulta infatti eccessivamente macchinosa e rischia di gravare sui Comuni con procedure complesse e di difficile gestione.
Ancora più opportuno sarebbe stato seguire un percorso autonomo, esaminando e approvando le proposte che giacciono depositate da anni in commissione e che la maggioranza ha deliberatamente lasciato in stand-by.
Il Movimento 5 Stelle continuerà la propria battaglia affinché il voto fuori sede diventi una realtà stabile, sicura e accessibile, indipendentemente da questa legge elettorale che viene giudicata negativamente al cento per cento, con l’auspicio che non arrivi all’approvazione finale.
Serve una risposta definitiva e strutturale per oltre 4 milioni di persone che attendono di poter esercitare pienamente il loro diritto costituzionale al voto.
