Di Luca Franceschi
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Il vice presidente del Movimento 5 Stelle, Michele Gubitosa, ha denunciato con forza la situazione di stallo in cui versa la maggioranza di governo, dopo le votazioni di oggi alla Camera dei Deputati.
Secondo il deputato pentastellato, quanto accaduto oggi rappresenta l’ennesima dimostrazione plastica che la maggioranza di governo non esiste più. La questione è emersa durante il voto sull’emendamento presentato da Futuro Nazionale riguardante l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale.
Gubitosa ha definito l’iniziativa una “simulazione-farsa”, sottolineando come nel centrodestra nessuno voglia realmente introdurre il sistema delle preferenze. Durante la votazione si sarebbe invece consolidata la cosiddetta coalizione Meloni-Vannacci, mentre nel voto segreto Forza Italia e Lega avrebbero di fatto sfiduciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il deputato del M5S ha chiesto con fermezza di porre fine a quello che ha definito uno “spettacolo penoso”, rilevando come il Parlamento e i cittadini non possano essere umiliati in questo modo. Ha inoltre ribadito che la legge elettorale rappresenta un tema troppo delicato per essere ridotto a terreno di scontro e ritorsioni all’interno di quella che ormai considera un’ex maggioranza.
Particolare attenzione Gubitosa ha riservato al tema delle preferenze, definite uno strumento di democrazia troppo importante per essere strumentalizzato come una bandierina propagandistica. Secondo il vice presidente pentastellato, se il centrodestra avesse davvero voluto introdurre le preferenze, lo avrebbe fatto già nella proposta di legge originaria oppure avrebbe votato favorevolmente all’emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle, che mirava a introdurle concretamente per tutti i candidati, garantendo agli elettori un ampio potere di scelta.
L’emendamento Bignami è stato invece bollato come una vera e propria truffa: un sistema “sforna-nominati” con un residuo marginale di preferenze da esprimere su una lista molto ristretta di nomi selezionati dalle segreterie di partito, anziché un reale strumento di democrazia.
In conclusione, Gubitosa ha accusato il governo Meloni di trascinare le istituzioni in quello che ha definito “un mare di vergogna”, chiedendo una svolta rispetto all’attuale gestione dei lavori parlamentari.
