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CONSIGLIO PAT * «LA VIOLENZA SESSUALE DIVIDE L’AULA, SALTA IL VOTO SUL CONSENSO»

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17.54 - martedì 14 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Violenza sessuale, l’Aula si divide sul principio del consenso

Confronto acceso sulla proposta di voto di Michela Calzà. Seduta chiusa senza arrivare al voto per cercare una mediazione

Il principio del consenso libero ed esplicito nella definizione del reato di violenza sessuale ha animato il dibattito pomeridiano del Consiglio provinciale. La proposta di voto di Michela Calzà, rivolta a sollecitare il Parlamento ha registrato il sostegno delle opposizioni e le perplessità della maggioranza, favorevole ad attendere l’esito dei lavori al Senato. Dopo due riunioni e il tentativo di elaborare un testo condiviso, la seduta si è conclusa senza arrivare al voto.

Proposta di voto 8 Michela Calzà (Pd)
“Definizione degli atti di violenza sessuale”

I lavori nel pomeriggio sono ripresi con la Proposta di voto 8 Michela Calzà (Pd del Trentino) che mira sollecitare il Parlamento a esprimere una posizione chiara a sostegno del principio del consenso libero, attuale ed esplicito quale elemento centrale nella definizione dei reati di violenza sessuale, in coerenza con la Convenzione di Istanbul. La trattazione, interrotta prima della pausa antimeridiana, sono stato riaperti dall’intervento dell’assessore Giulia Zanotelli che ha chiesto una sospensione di 30 minuti per una riunione di maggioranza. Al termine è intervenuta la consigliera Eleonora Angeli (Misto): “Non siamo chiamati a intervenire direttamente su una materia di competenza dello stato, ma è l’occasione per riflettere su un tema che riguarda tutta la società”. “Non si tratta di parlare di come punire un reato, ma di come è definita la norma”. Ha quindi ricordato la formulazione presentata dalla parlamentare Bongiorno, ricordando come con quella definizione sia l’accusa a dover dimostrare l’avvenuta aggressione e di come giuristi, centri antiviolenza e associazioni invece abbiano difeso l’idea di un “consenso libero, attuale e volontario, considerato strumento per rafforzare la tutela dell’autodeterminazione della persona”.

Chiara Maule (Campobase) ha detto che non si tratta di una mera definizione giuridica ma “del confine tra civiltà e barbarie”. Ha ricordato che l’Italia ha già ratificato dieci anni fa la Convenzione di Istanbul ma che “il dibattito che rischiamo di ascoltare in Senato fa fare un passo indietro rispetto a quanto già riconosciuto”. “Se accettiamo l’idea del ‘rifiuto esplicito’ processiamo la reazione della vittima. Noi vogliamo processare il carnefice o la reazione della vittima?”, ha chiesto. “Siamo chiamati a farci carico della richiesta d’aiuto da parte delle donne”. Ha ricordato che il Consiglio provinciale ha già dimostrato, attraverso una serie di dispositivi, la vicinanza alle vittime di violenza. Contro la proposta di voto la consigliera Stefania Segnana (Lega), che è intervenuta ribadendo che il contrasto alla violenza sulle donne “accomuna tutti i politici seduti in quest’aula e non solo”, ricordando i dati del report provinciale. “La violenza sessuale è un crimine gravissimo e va punito”. In merito alla proposta di voto, ha detto, “non tiene conto dell’iter parlamentare”. Secondo la consigliera della Lega, il testo in esame in Commissione parlamentare chiarisce già che anche situazioni come la paralisi psicologica si tratta di violenza e quindi “si tratta di una questione tecnica della norma”. “Non accettiamo il ricatto morale per il quale chi non vota questa proposta vota contro le donne”. Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha ricordato come il tema sia stato trattato più volte in aula e ha parlato a favore della proposta Bongiorno: “Non vuole assolutamente diminuire la difesa delle donne, ma anzi rafforzarla”. Ha quindi ripercorso l’attività politica della Senatrice Bongiorno e di quanto ha fatto a favore delle donne nel corso dei suoi mandati elettorali, tra cui l’introduzione di un reato come Revenge Porn e promosso attività di informazione e formazione. “Qui si dovrebbe portare a casa una cosa trasversale che sia la migliore”. “In questo momento non sono pronta a votare questa mozione e vorrei vedere quello che esce dal Senato”.

Paola Demagri (Casa Autonomia.eu), riferendosi agli interventi di Segnana e Brunet ha chiesto se è davvero il loro pensiero o il frutto della riunione di maggioranza. “Lo dico per sensibilità, perché rappresentiamo un genere, per attitudine”. “Sarebbe servita una azione in più, dettata da una nostra particolare sensibilità, dal sentirci anche un po’ diversi, per trovare un accordo all’interno di quest’aula, senza indicazioni che, presumo, sono arrivate dai partiti”. “Ci sono argomenti che prevedono delle posizioni personali e mi sento libera di poterle esprimere”. Luca Guglielmi (Fassa) ha definito “aberrante” la posizione di Paola Demagri: “Quando una consigliera va a disquisire sulle posizioni di voto di un’altra consigliera, trovo sia una situazione pericolosa”. Ha rigettato la logica del “capo” che detta le regole: “Ci sentiamo liberi tutti di esprimere un pensiero, una parola, un ragionamento al di là delle posizioni che ciascuno ricopre”. Sul voto ha detto che “questa non è una proposta libera, ma presentata in diversi consigli comunali, in diverse amministrazioni provinciali e regionali e, guardacaso, sempre dal Partito Democratico”. “Mi riservo di attendere i lavori della sottocommissione e un passaggio normativo che faccia chiarezza per esprimermi sul tema”. Roberto Paccher (Lega) è intervenuto sull’ordine dei lavori: “Ho trovato di cattivo gusto e scorretto da parte della consigliera Demagri intervenire come ha fatto”, ha detto. Ha difeso la posizione di Segnana e Brunet. “E’ un attacco nei confronti di due consigliere che hanno espresso liberamente il proprio pensiero”.

Sia la consigliera Brunet, sia la consigliera Segnana, hanno replicato all’accusa di Demagri, sostenendo la propria posizione.

Christian Girardi (La Civica) si è definito scettico “su un dispositivo che impegna ad impegnare qualcun altro dove non abbiamo competenze diretta”. “Nessuno ha alcun tipo di problema a condannare qualsiasi tipo di violenza sulle donne. Aggiungo qualsiasi forma di violenza”. “Credo che questa sia una polemica politica superata. Se qualche anno fa qualcuno poneva dei distinguo che non avevano senso, ormai siamo andati oltre. Andare a politicizzare un tema di questo tipo non ha senso”. “Vi sono temi dove purtroppo la soluzione che si vuole porre a una problematica è peggio di quello che si vuole risolvere”. In questo caso, anche alla luce del dibattito nazionale, ha detto di manifestare lo scetticismo sulla norma così come vorrebbe fosse portata avanti anche questo dispositivo. Maria Bosin (PATT) ha ricordato il percorso personale di approfondimento e ha detto che “siamo tutti uniti in quest’aula nella necessità di punire un crimine, proteggere le vittime e prevenire ogni forma di violenza”. “La politica, se vuole essere saggia, deve saper fare un passo di lato per ascoltare la voce di chi la legge è chiamata ad applicarla nei tribunali”. “Quello che trovo lesivo, anche nei confronti della nostra democrazia, è chiedere che il Senato approvi il testo così come presentato dalla Camera, senza un proprio percorso che magari potrebbe essere anche più restrittivo”. Ha auspicato che l’aula consiliare possa trovare una sintesi su questo tema.

Daniele Biada (FdI) ha detto che “è bene che il Governo nazionale possa agire autonomamente” e ha ricordato “l’impegno della senatrice Bongiorno e dal Governo”. “Si sta già lavorando approfonditamente su questo tema in Senato. Sovrapporsi a questo percorso non velocizza il percorso ma strumentalizza un iter che dovrebbe essere bipartisan”.

Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ricostruito l’iter parlamentare del disegno di legge che punta a ridefinire il reato di violenza sessuale e ha ricordato che la proposta, già approvata in prima lettura alla Camera, è ora all’esame della Commissione Giustizia del Senato, dove “costituzionalisti, penalisti ed esperti hanno sollevato dubbi sulla determinatezza della formulazione e sul rischio di lasciare eccessivi margini di discrezionalità ai giudici”. L’obiettivo, ha spiegato Fugatti, è quello di rendere la norma più precisa, evitare indagini invasive sulla vita privata della vittima e tutelare anche i casi in cui, a causa dello shock o del terrore, questa non sia in grado di manifestare esplicitamente il proprio dissenso. Alla luce dell’iter ancora in corso e considerato che la Provincia non dispone di competenze in materia, Fugatti ha proposto di sospendere la trattazione dell’ordine del giorno, in attesa delle determinazioni del Parlamento.

La consigliera Michela Calzà ha respinto la proposta di sospendere la trattazione, sostenendo che il voto del Consiglio provinciale servirebbe proprio a sollecitare il Parlamento a riprendere l’esame della riforma e ad approvare una norma fondata sul principio di un consenso «libero, attuale ed esplicito», in linea con la Convenzione di Istanbul. Sostituire il consenso con il concetto di “volontà contraria” rappresenterebbe un arretramento, perché imporrebbe alla vittima di dimostrare il proprio dissenso, con il rischio di trasformare «il processo penale in un processo alla vittima» e di accentuare la vittimizzazione secondaria. La proponente ha infine ricordato che il testo approvato alla Camera aveva ottenuto un ampio consenso politico e che i lavori al Senato risultano ora fermi: proprio per questo, ha concluso, l’iniziativa provinciale può offrire «un nuovo impulso» alla discussione parlamentare.

La maggioranza si è quindi riunita per un’altra riunione, finalizzata ad elaborare una proposta di emendamento da sottoporre alla proponente Calzà. Al rientro in aula, l’assessora Giulia Zanotelli ha spiegato di aver presentato alla consigliera e ai firmatari un emendamento al testo che, in questa fase, non ha trovato condivisione. Proprio per questo, l’assessora, alla luce della sensibilità condivisa in aula, ha chiesto un’altra sospensione per trovare una convergenza rispetto al testo.

Il presidente Soini, accogliendo la richiesta, considerando che la chiusura della seduta era prevista per le ore 18.00, ha chiuso i lavori d’aula.

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