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REGIONE EMILIA-ROMAGNA * :«LA SANITÀ AL 1° POSTO IN ITALIA PER LE RETI ONCOLOGICHE»

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11.30 - sabato 11 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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SANITÀ. L’ULTIMO RAPPORTO AGENAS CONFERMA L’EMILIA-ROMAGNA AL VERTICE IN ITALIA PER LA QUALITÀ DELLE PROPRIE RETI ONCOLOGICHE REGIONALI. APPROVATO UN NUOVO DOCUMENTO DI INDIRIZZO PER GARANTIRE ALCUNE TERAPIE IN STRUTTURE DI TERRITORIO O AL PROPRIO DOMICILIO. IL PRESIDENTE DE PASCALE E L’ASSESSORE FABI: “ORGOGLIOSI DEI NOSTRI PROFESSIONISTI, LA SFIDA È CURARE BENE E VICINO ALLE PERSONE. ECCELLENZA E PROSSIMITÀ NON SONO IN CONTRAPPOSIZIONE”

La valutazione dell’Osservatorio nazionale: la Regione è prima nel Paese per performance qualitativa e tra le prime per presa in carico dei pazienti, concentrazione chirurgica e vicinanza delle cure e delle terapie

Bologna – L’Emilia-Romagna si conferma al vertice tra le regioni italiane nella qualità delle proprie cure oncologiche. A confermarlo è l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle Reti oncologiche regionali stilato da Agenas che migliora la valutazione della Regione, portando il valore complessivo a 91,8 punti rispetto agli 89,9 della rilevazione precedente.

L’Emilia-Romagna è al primo posto in Italia per performance qualitativa, che racchiude i parametri relativi all’organizzazione e alla governance delle reti di cura dei tumori. Ed è tra le prime tre regioni anche per presa in carico dei pazienti oncologici, per concentrazione chirurgica e per l’indicatore di bacino che identifica la prossimità delle cure di radioterapia e terapia medica.

Proprio su quest’ultimo aspetto, poche settimane fa la Regione ha approvato un documento di indirizzo dedicato proprio all’Oncologia e onco-ematologia di prossimità, che definisce criteri e strategie per la delocalizzazione di specifici trattamenti oncologici ed ematologici dall’ospedale ai servizi territoriali, come le Case della Comunità, gli ambulatori distrettuali e, se vi sono i requisiti, anche il domicilio del paziente.

“Siamo orgogliosi di questi risultati, che confermano la validità di un modello che mette al centro la persona, garantendo qualità delle cure, equità di accesso e una presa in carico integrata lungo tutto il percorso di malattia- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Dietro questi numeri c’è soprattutto il lavoro straordinario dei professionisti e delle professioniste del nostro servizio sanitario regionale, che sanno unire un’estrema competenza a un’umanità e attenzione al paziente che rappresentano un aspetto fondamentale della cura. Oggi, infatti- proseguono presidente e assessore- la sfida non è solo curare meglio, ma anche più vicino alle persone: le cure di prossimità rappresentano uno degli assi strategici su cui stiamo costruendo il futuro della sanità regionale. La crescita delle Reti oncologiche dimostra che eccellenza e prossimità non sono obiettivi alternativi, ma complementari”.

“Abbiamo maturato e portato a compimento in questi anni-aggiunge Carmine Pinto, coordinatore della Rete oncologica ed emato-oncologica regionale- una gestione multidisciplinare e in rete dell’assistenza in oncologia, che fa di questa Regione un virtuoso modello nazionale. L’ultimo Rapporto Agenas fotografa proprio questo: la continuità nella strategia assistenziale e nella presa in carico del paziente oncologico, con una territorialità che garantisce di poter avere accesso a terapie di oncologia medica e di radioterapia a meno di un’ora dal proprio domicilio e all’interno di percorsi strutturati. Una rete che è quindi sempre più garanzia di equità nell’accesso a cure appropriate e di qualità, e che nello stesso tempo sviluppa ricerca e innovazione”.

L’oncologia di prossimità

L’obiettivo del provvedimento approvato a inizio giugno è favorire un modello assistenziale integrato tra ospedale e territorio, capace di migliorare l’accessibilità alle cure, garantire la continuità della presa in carico e ridurre gli spostamenti dei pazienti, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza.

Il documento individua così una griglia basata su criteri clinici, organizzativi e logistici per valutare l’idoneità dei trattamenti alla delocalizzazione. A essere coinvolte sono le terapie orali, alcune terapie sottocutanee o endovenose a bassa complessità, le terapie di supporto e le attività di follow-up dei pazienti clinicamente stabili, mentre rimangono di competenza ospedaliera i trattamenti ad alta complessità, caratterizzati da elevata tossicità, lunga durata di infusione o rischio significativo di reazioni avverse. È prevista anche un’adeguata formazione del personale.

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