Di Luca Franceschi
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Milano-Cortina doveva rappresentare la grande vetrina dell’efficienza italiana, le Olimpiadi a costo zero, il fiore all’occhiello della modernità lombarda. La realtà che emerge oggi è però ben diversa: un sistema sempre più opaco, dispendioso e inefficiente, dove le opere accumulano ritardi, i bilanci non quadrano e il peso economico ricade inevitabilmente sulle spalle dei contribuenti.
Da un lato emergono notizie preoccupanti sulle opere olimpiche ancora lontane dal completamento, con alcuni cantieri che vedrebbero la conclusione dei lavori addirittura nel 2033, diversi anni dopo la chiusura dei Giochi. Dall’altro lato, Regione Lombardia ha deciso di prorogare la restituzione di un finanziamento di 5 milioni di euro concesso alla Fondazione Milano-Cortina, un ente che il Governo ha voluto qualificare come soggetto privato attraverso quella che appare come una evidente forzatura legislativa.
Si configura quindi una situazione paradossale: la Regione Lombardia presta denaro pubblico a tasso zero a un soggetto classificato come privato, senza mostrare particolare urgenza nel recuperare le somme erogate. Un trattamento privilegiato che difficilmente verrebbe riservato a un normale cittadino, a una famiglia o a una piccola impresa, che probabilmente si vedrebbero negare condizioni così vantaggiose, senza interessi, senza garanzie solide e con la possibilità di proroghe automatiche. Nel circuito olimpico, invece, tutto questo diventa prassi ordinaria.
La questione politica assume contorni ancora più gravi. Intorno a Milano-Cortina e al cosiddetto modello Milano si sta consolidando un intreccio pericoloso tra politica, grandi interessi economici, organi di controllo e soggetti controllati. Un meccanismo nel quale i conflitti di interesse non sembrano più destare scandalo, dove chi dovrebbe esercitare funzioni di vigilanza spesso siede negli stessi tavoli in cui vengono decisi finanziamenti, appalti, nomine nelle partecipate e gestione del debito. Questa non è buona amministrazione del territorio, ma vera e propria occupazione delle leve del potere.
Chi ha venduto ai lombardi e agli italiani la narrazione delle Olimpiadi a costo zero ha oggi il dovere di fornire spiegazioni. Deve chiarire perché continua a essere necessario l’impiego di risorse pubbliche, perché le opere non sono completate nei tempi previsti, perché i cronoprogrammi esplodono sistematicamente e perché nessuno si assume mai la responsabilità politica di questi fallimenti.
Il Movimento 5 Stelle ribadisce l’impegno a pretendere trasparenza totale, garantire l’accesso completo agli atti e assicurare un controllo rigoroso sull’utilizzo del denaro pubblico. La situazione che si sta delineando non può essere derubricata a semplice ritardo fisiologico di un grande evento: siamo di fronte al fallimento evidente di un modello costruito sulla propaganda, sugli interessi economici di pochi e sulla convinzione che, in ultima analisi, il conto lo pagheranno sempre i cittadini.
