Di Luca Franceschi
///
Cultura: Manifesto dell’Aeropittura futurista, verso il centenario: le opere di Paolo Mariani alla Camera dei Deputati
Si è svolto presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati l’incontro «1929–2029. Manifesto dell’Aeropittura futurista: verso il centenario». L’iniziativa, promossa dalla deputata di Forza Italia e capogruppo del partito in Commissione Cultura, Rosaria Tassinari, ha aperto il percorso di avvicinamento al centenario di una delle avanguardie più originali del Novecento italiano, scegliendo di celebrarla non soltanto come memoria storica ma come lezione ancora viva: al centro dei lavori, le opere di Paolo Mariani, testimonianza di un linguaggio — quello degli aeropittori — che, trasformandosi, è sopravvissuto fino al presente.
“L’anniversario dei cento anni dell’Aeropittura futurista e le opere di Paolo Mariani rappresentano un’importante occasione per valorizzare un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana.
Celebrare questo anniversario significa rendere omaggio a un movimento che ha saputo interpretare con coraggio e innovazione il rapporto tra arte, tecnologia e modernità. Le sue opere contribuiscono a mantenere vivo questo patrimonio culturale, offrendo al pubblico una preziosa testimonianza della creatività e della ricerca artistica del nostro Paese. È dovere delle istituzioni sostenere iniziative che promuovano la cultura, la memoria storica e il talento italiano” dichiara la Tassinari.
L’Aeropittura, codificata nel manifesto pubblicato nel 1929 e sottoscritto — tra gli altri — da Marinetti, Balla, Dottori, Prampolini, Benedetta Cappa e Tato, tradusse in pittura l’entusiasmo per il volo, la velocità e la macchina: la visione dall’alto, la scomposizione del paesaggio per piani cromatici, il dinamismo della modernità. Fu tra le pochissime avanguardie autenticamente italiane a imporsi sulla scena internazionale, con una vena cosmica e spirituale accanto a una più diretta celebrazione della conquista dell’aria. A un secolo di distanza, le opere grafiche su tela di Paolo Mariani raccolgono quella lezione e la portano fino a noi. Veronese, aviatore per passione oltre che per storia personale, Mariani è stato a lungo un maestro del restauro dei beni monumentali — dal Teatro Olimpico di Vicenza agli Uffizi, dal Quirinale alle torri di San Gimignano fino al balcone di Giulietta a Verona — con una spiccata vocazione sperimentale per i materiali. Per oltre quarant’anni ha annotato, nei taccuini dei suoi viaggi, le suggestioni che dal 2018 traduce in composizioni: «viaggi emotivi» che reinterpretano i luoghi visitati e ne restituiscono l’essenza in un gioco cromatico e tattile, una visione d’insieme scomposta e ricomposta per piani. Un linguaggio in cui Vittorio Sgarbi ha riconosciuto «un aeropittore di tipo nuovo»: non l’imitazione dei futuristi, ma la loro intuizione più radicale — allontanarsi dalle cose, per distanza o per distacco, così da metterle a fuoco con maggiore chiarezza — riportata al presente. Sono intervenuti all’evento, moderato da Filippo Maturi esperto di relazioni istituzionali e già deputato, Giorgio Fasol, critico e collezionista d’arte contemporanea e Stefano Filippi, critico d’arte, che hanno inquadrato la ricerca di Mariani nel solco della tradizione futurista e nel dibattito artistico odierno.
