(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Dire basta al fondamentalismo vuol dire guardare il pericolo in faccia e decidere da che parte stare. Vuol dire scegliere se vogliamo un’Italia che difende se stessa o che chiede scusa a chi la disprezza.
Il fondamentalismo non è una fede, non è una cultura, non è un popolo. È una malattia dell’anima e della politica: l’idea che una verità – religiosa, ideologica, identitaria – dia il diritto di calpestare la libertà degli altri, le nostre leggi, la dignità delle persone. Non è chi prega il nemico. È chi odia. Non è chi crede il nemico. È chi pretende di imporre la propria credenza con la minaccia, con il ricatto, con il terrore.
Può una democrazia sopravvivere se tollera chi la vuole distruggere? Fratelli d’Italia e l’attuale governo hanno avuto il coraggio di dirlo non solo a parole, ma negli atti. Con il decreto Cutro ha scelto più ingressi regolari e controllati, più programmazione, meno spazio per l’immigrazione irregolare: cioè meno zone grigie dove prosperano trafficanti, reti criminali, predicatori d’odio che si nascondono dietro la disperazione altrui.
Con il decreto legge n. 133 del 2023 ha poi rafforzato il legame tra immigrazione, protezione internazionale e sicurezza, dando più strumenti al Ministero dell’Interno per intervenire quando l’ordine pubblico è sotto minaccia. Con il decreto-legge n. 48 del 2025 ha messo nero su bianco che la sicurezza pubblica e la tutela di chi indossa una divisa sono priorità: più tutela per il personale in servizio, interventi sull’ordinamento penitenziario anche contro la radicalizzazione.
E poi ci sono le scelte di bilancio: fondi strutturali per forze di polizia, forze armate, vigili del fuoco. Sono risorse per chi ogni giorno garantisce sicurezza nelle nostre strade. Nel frattempo, i numeri sugli sbarchi raccontano un cambio di rotta: meno arrivi incontrollati, meno spazio per i trafficanti, meno possibilità per il fondamentalismo di infilarsi dove lo Stato arretra.
Un caso simbolico è stato quello dell’imam di Torino, espulso dal ministro Piantedosi dopo dichiarazioni ritenute espressione di radicalizzazione religiosa e giustificazione del terrore. C’è chi si è scandalizzato per l’espulsione, pochi per le parole. Ma la domanda vera è: sarebbe ‘razzismo’ difendere una comunità ebraica che si sente minacciata? È ‘islamofobia’ pretendere che chi guida una comunità religiosa non legittimi, neanche allusivamente, il massacro di civili?
Qui sta la differenza fra il buonismo che disarma lo Stato e la fermezza che protegge i deboli. Il buonismo si commuove per il fondamentalista espulso, la fermezza pensa alla famiglia che ascolta quelle parole e comincia ad avere paura. Il buonismo difende il diritto di odiare, la fermezza difende il diritto di vivere in pace.
Chi governa non può nascondersi dietro il relativismo: deve scegliere. E Fratelli d’Italia e il governo hanno scelto: dalla parte dell’Occidente democratico, della civiltà dei diritti, della libertà con sicurezza.
La battaglia non si vince solo con i decreti: si vince nelle scuole, nelle famiglie, nei quartieri. Il fondamentalismo si nutre di due complicità: il silenzio e la paura. Il silenzio di chi vede e non parla; la paura di uno Stato che non si fida di se stesso.
Fratelli d’Italia e questo governo hanno mboccato la strada opposta: far parlare la realtà, dare strumenti allo Stato, sostenere chi ogni giorno sta in prima linea. Il centrodestra al governo e Fratelli d’Italia hanno scelto da che parte stare. Chi crede nella libertà e nella sicurezza come diritti fondamentali non può che continuare su questa strada, con coraggio e senza complessi. Così si difendono davvero la libertà e la sicurezza dei cittadini”.
