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CONSIGLIO PAT * «FINE VITA, CONSULTA E ORDINI CHIEDONO PROCEDURE CHIARE E MAGGIORI GARANZIE»

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18.16 - martedì 7 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Fine vita: Consulta e Ordini chiedono procedure chiare e maggiori garanzie
Le audizioni in quarta Commissione

La Quarta Commissione presieduta da Maria Bosin ha proseguito oggi il ciclo di audizioni sul disegno di legge di iniziativa popolare 67 (primo firmatario Fabio Valcanover), dedicato all’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, ascoltando la Consulta provinciale per la salute e gli Ordini delle professioni sanitarie. Pur con sensibilità e accenti differenti, gli interventi hanno riconosciuto la necessità di definire procedure chiare e garanzie organizzative per l’attuazione di un diritto già delineato dalla giurisprudenza costituzionale, concentrando il confronto soprattutto sul ruolo delle cure palliative, sulla composizione della commissione multidisciplinare, sulle competenze professionali coinvolte e sull’equilibrio tra autodeterminazione della persona e tutela delle situazioni di maggiore fragilità.

Consulta: sostegno al ddl sul fine vita nel rispetto della Costituzione

Per la Consulta provinciale per la salute Elisa Viliotti (Presidente), Andrea Montagna e Amelia Marzano (componenti della cabina di regia) hanno espresso un sostegno convinto alle previsioni del disegno di legge 67.

Il testo, ha esordito Elisa Viliotti, si colloca pienamente entro i limiti fissati dalla giurisprudenza costituzionale: non introduce nuovi diritti né modifica i requisiti sostanziali per accedere al suicidio assistito, ma disciplina esclusivamente le modalità organizzative con cui il Servizio sanitario provinciale deve gestire le richieste. Il disegno di legge garantirebbe ai pazienti un percorso trasparente, controllato e rispettoso dell’autodeterminazione, offrendo al tempo stesso alle famiglie procedure certe, responsabilità definite e un adeguato accompagnamento istituzionale. Centrale il ruolo affidato al Servizio sanitario provinciale, alla Commissione multidisciplinare e ai comitati etici territoriali, che assicurano valutazioni competenti e personalizzate. La Consulta condivide anche l’impostazione sui tempi delle procedure, ritenendo necessario trovare un equilibrio tra l’esigenza di evitare ritardi ingiustificati e quella di consentire gli approfondimenti clinici necessari. Respinta l’espressione “turismo del fine vita”, giudicata offensiva e fuorviante: gli eventuali spostamenti tra territori sono ricondotti al normale principio della mobilità sanitaria e rappresentano spesso una conseguenza della mancanza di regole uniformi. Viliotti ha ribadito che il suicidio medicalmente assistito non può sostituire le cure palliative, il cui potenziamento resta una priorità imprescindibile, ma deve rappresentare una possibilità residuale all’interno di una presa in carico globale della persona. Infine, ha ricordato che le richieste di accesso al suicidio medicalmente assistito esistono già e che l’Azienda sanitaria sta predisponendo procedure operative per gestirle anche in assenza di una legge. Il disegno di legge non introdurrebbe dunque una nuova realtà, ma offrirebbe un quadro normativo chiaro, trasparente e responsabile, in grado di garantire tutela ai pazienti, agli operatori sanitari e alle istituzioni.

Amelia Marzano ha sottolineato che il potenziamento delle cure palliative e del sostegno ai malati può ridurre significativamente il numero delle persone che ricorrono al suicidio medicalmente assistito, ma non elimina la necessità di prevedere questa possibilità come estrema soluzione. Per questo motivo, anche se residuale, deve essere garantita e presa in carico dal Servizio sanitario. Marzano ha inoltre evidenziato l’importanza di promuovere maggiormente le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), ancora poco conosciute e utilizzate. Una loro più ampia diffusione consentirebbe di semplificare le decisioni nei momenti più delicati, offrendo indicazioni chiare sulla volontà della persona, soprattutto nei casi in cui il paziente sia solo o non abbia familiari in grado di interpretarne le scelte e i valori.

Andrea Montagna ha richiamato l’eccellenza della sanità trentina, citando il Centro di protonterapia di Trento come esempio di innovazione e qualità riconosciuta a livello internazionale. Questa capacità di offrire cure d’avanguardia dovrebbe guidare anche l’approccio al fine vita. Montagna ha criticato l’espressione “turismo sanitario” riferita alle persone che si spostano per accedere al suicidio medicalmente assistito, ritenuta moralmente inappropriata e poco rispettosa della sofferenza di chi affronta una scelta così estrema. Ha espresso inoltre il timore che questa impostazione possa creare una discriminazione tra diverse tipologie di prestazioni sanitarie: così come è normale che i pazienti si spostino per ricevere cure specialistiche non disponibili nel proprio territorio, anche il percorso di fine vita, pur nella sua eccezionalità, dovrebbe essere considerato una prestazione sanitaria da garantire senza pregiudizi.

Il dibattito

Il consigliere Daniele Biada (FdI) ha ribadito la preferenza per una disciplina nazionale uniforme sul suicidio medicalmente assistito, ritenendo che norme diverse tra Regioni e Province autonome possano determinare disparità di trattamento tra i cittadini. A suo avviso, una legge provinciale più favorevole rispetto a quella di altri territori rischierebbe di incentivare lo spostamento delle persone verso il Trentino per accedere alla procedura. Pur riconoscendo la delicatezza del tema e il peso delle convinzioni personali, culturali e religiose, Biada ha difeso l’utilizzo dell’espressione “turismo del fine vita”, sostenendo che questa descriva il possibile effetto di un sistema normativo disomogeneo. Ha precisato di non essere contrario per principio al suicidio medicalmente assistito, ma ritiene che una materia così delicata debba essere regolata in modo uguale su tutto il territorio nazionale, evitando differenze legate all’autonomia delle singole Regioni o Province. In conclusione, Biada ha sollevato anche alcune riflessioni sui tempi delle procedure e sull’accessibilità del percorso, auspicando un sistema nazionale capace di garantire criteri uniformi e parità di trattamento.

Viliotti ha sottolineato che l’obiettivo del disegno di legge non è discriminare i cittadini di altre Regioni, ma garantire ai residenti trentini l’effettivo esercizio di un diritto già riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale. Viene ricordato che anche in Trentino sono già state avanzate richieste di informazioni sul suicidio medicalmente assistito e che una recente istanza non è stata accolta perché mancavano i requisiti previsti dalla Corte costituzionale. Il relatore conclude affermando che il problema esiste già e invita a decidere se disciplinarlo con una legge provinciale o lasciare che venga gestito caso per caso dall’Azienda sanitaria.

Il proponente del ddl Fabio Valcanover ha suggerito di accompagnare il disegno di legge con mozioni che impegnino la Provincia a rafforzare le cure palliative e a promuovere le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), senza modificare il testo normativo ma integrandone l’impianto. Ha ribadito che il provvedimento riguarda l’organizzazione sanitaria e il diritto alla salute, inteso anche come diritto a vivere e morire con dignità e con la minore sofferenza possibile e ha invitato a superare espressioni come “suicidio assistito” e “turismo del fine vita”, ritenendole inadeguate e fuorvianti, poiché il disegno di legge non modifica i requisiti fissati dalla Corte costituzionale, ma disciplina soltanto le procedure organizzative di competenza provinciale. Infine ha sottolineato che l’assenza di una legge nazionale non deve impedire alla Provincia di esercitare le proprie competenze nell’organizzazione del servizio sanitario, garantendo procedure chiare per un diritto già riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale.

Daniele Biada (FdI) ha precisato che la discussione è un momento di confronto e non di decisione sul voto. Ha ribadito che il termine “turismo del fine vita” è stato utilizzato volutamente per richiamare l’attenzione sul rischio di differenze tra territori, pur riconoscendone la forte carica emotiva. Ha auspicato una disciplina uniforme a livello nazionale, osservando che il dibattito parlamentare non è fermo, ma soltanto in una fase di stallo. Infine Biada ha invitato a rispettare tutte le posizioni su un tema che a suo avviso è prima di tutto etico e personale, ribadendo che il suo obiettivo è evitare disparità di trattamento tra cittadini di Regioni diverse.

Paolo Zanella (PD) ha notato che il disegno di legge serve a rendere effettivamente esercitabile un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, evitando che pazienti e operatori sanitari siano costretti a muoversi in un quadro privo di regole chiare o a ricorrere ai tribunali. Zanella ha evidenziato che la norma disciplina esclusivamente gli aspetti organizzativi, garantendo procedure pubbliche, controllate e gratuite. Ha respinto l’obiezione secondo cui sarebbe necessaria una legge nazionale, ricordando che le Regioni hanno già ampi margini organizzativi in materia sanitaria e che, in Italia, esistono da tempo differenze territoriali nell’accesso alle cure. Infine il consigliere del PD ha sottolineato l’importanza di promuovere le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), chiedendo che possano essere raccolte anche presso i medici di medicina generale e non soltanto negli uffici di stato civile, come avviene attualmente in Trentino.

Eleonora Angeli (Misto) è intervenuta per chiedere che le audizioni mantengano un taglio il più possibile tecnico e oggettivo, evitando valutazioni o posizionamenti di carattere politico. Ha sottolineato che il compito degli auditi è fornire elementi di natura tecnica, mentre le valutazioni politiche spettano ai consiglieri.

Ordini professionali: sì a regole chiare, con più tutele e competenze

Per gli Ordini professionali hanno preso parte all’audizione Giovanni de Pretis (Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Trento) con la coordinatrice della Commissione di Bioetica Monica Consolandi, Katia Castellini (Presidente dell’Ordine degli psicologi della Provincia di Trento) assieme alla psicologa terapeuta Silvana Selmi e Daniele Pedrotti (Presidente Ordine delle professioni infermieristiche della Provincia di Trento).

Giovanni de Pretis (Medici) ha espresso due considerazioni di carattere generale: ha auspicato un confronto preventivo con gli Ordini professionali su un tema così delicato e ritenuto preferibile una disciplina nazionale uniforme. Nel merito del disegno di legge ha proposto alcune modifiche organizzative: affidare il parere al Comitato etico per la pratica clinica, ritenuto più competente della materia; inserire stabilmente il medico di medicina generale nella commissione multidisciplinare, in quanto figura che meglio conosce il paziente e il suo percorso; rendere la commissione più snella, prevedendo alcune professionalità specialistiche solo quando necessarie in relazione al singolo caso. Infine de Pretis ha sottolineato l’importanza di garantire al paziente una piena informazione e un facile accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, cogliendo l’occasione per rafforzare questi servizi.

La coordinatrice della Commissione di Bioetica Monica Consolandi ha condiviso l’idea di una commissione multidisciplinare più snella, proponendo però di integrare fin dall’inizio la figura del bioeticista clinico. Ha detto inoltre di ritenere più appropriato affidare il parere al Comitato etico per la pratica clinica, anziché a quello per la sperimentazione. Ha espresso alcune perplessità sulla formulazione relativa ai tempi delle procedure, giudicando troppo generico il riferimento a una “tempistica ragionevole” e auspicando criteri più definiti. Si è detta concorde sull’importanza di richiamare le cure palliative, sottolineando però che non devono essere considerate un’opzione di ultima istanza, bensì parte integrante del percorso assistenziale. Infine, Consolandi ha invitato a valorizzare maggiormente le competenze e le buone pratiche già presenti nella sanità trentina.

Daniele Pedrotti ha rappresentato la posizione dell’Ordine delle professioni infermieristiche che è nel complesso favorevole all’impianto del ddl 67, pur con alcune modifiche rafforzative del ruolo della professione infermieristica e delle garanzie organizzative. Per gli infermieri il disegno di legge è un provvedimento di natura prevalentemente organizzativa, che non introduce nuovi diritti ma disciplina le modalità con cui il Servizio sanitario provinciale dà attuazione ai principi già fissati dalla Corte costituzionale. Pedrotti ha detto di apprezzare la previsione di procedure chiare e di una commissione multidisciplinare, ritenute indispensabili per garantire sia i cittadini sia i professionisti coinvolti. Gli infermieri chiedono però che il loro ruolo sia maggiormente valorizzato. Propongono che nella commissione multidisciplinare sieda un infermiere con comprovata esperienza specialistica, che il riferimento alla “relazione medica” venga sostituito con quello più ampio di “relazione sanitaria”, per riconoscere il carattere multiprofessionale della valutazione, e che l’infermiere sia coinvolto anche nella fase attuativa del percorso. Pedrotti ha sottolineato inoltre la necessità di garantire sempre l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, di prevedere formazione specifica e supporto psicologico per gli operatori sanitari e di assicurare che la partecipazione dei professionisti avvenga esclusivamente su base volontaria. In conclusione, l’Ordine giudica il ddl uno strumento utile per offrire certezza procedurale, tutelare la dignità e l’autodeterminazione della persona, valorizzare il lavoro d’équipe e assicurare un’applicazione uniforme, responsabile e rispettosa dei principi costituzionali e deontologici.

Katia Castellini (Presidente dell’Ordine degli psicologi della Provincia di Trento) ha notato che il suicidio medicalmente assistito riguarda persone che vivono una condizione di estrema fragilità, la cui sofferenza non è solo fisica ma anche psicologica, relazionale ed esistenziale. Per questo la presenza dello psicologo nel percorso non può limitarsi a una verifica formale della capacità decisionale, ma dovrebbe garantire un accompagnamento clinico qualificato, capace di distinguere una scelta realmente consapevole da una richiesta dettata da depressione, isolamento, senso di essere un peso o bisogno di sollievo. L’Ordine chiede quindi che nella commissione multidisciplinare sia prevista la presenza di uno psicologo con competenze specifiche in cure palliative, bioetica e fine vita, in grado di valutare la capacità decisionale, sostenere il paziente e la famiglia e contribuire alla costruzione di un consenso realmente libero e informato. Qualora tali professionalità non siano disponibili all’interno dell’Azienda sanitaria, la proposta è quella di poter ricorrere a psicologi iscritti all’Ordine professionale con comprovata esperienza in questo ambito.

La psicologa terapeuta Silvana Selmi ha richiamato l’attenzione sul tema dei tempi della procedura, ritenendo insufficiente il generico riferimento a una conclusione “tempestiva”. A suo avviso, le tempistiche devono tenere conto del vissuto della persona e della sua storia perché il tempo, nella fase finale della vita, incide sulla dignità, sull’autodeterminazione e sul significato che ciascuno attribuisce al proprio percorso esistenziale. È quindi necessario individuare criteri che garantiscano tempi rispettosi della condizione e dei bisogni del paziente.

Il dibattito

La consigliera Eleonora Angeli (Misto) ha sottolineato l’importanza di ascoltare direttamente i professionisti coinvolti nel percorso del fine vita, ritenendo che il loro contributo sia essenziale per costruire una legge solida e realmente applicabile. Ha richiamato in particolare il ruolo del medico di medicina generale e dello psicologo, evidenziando anche la necessità di tutelare gli operatori sanitari chiamati ad accompagnare i pazienti in un percorso così delicato. Infine Angeli ha osservato che, oltre ad approvare una legge, è fondamentale verificare che esistano risorse, competenze e un’organizzazione adeguata per renderla concretamente attuabile.

La consigliera Chiara Maule (Campobase) ha evidenziato i dubbi etici e sociali che accompagnano il disegno di legge, interrogandosi su quanto la crescente solitudine, la fragilità delle reti familiari e il peso assistenziale possano influenzare la richiesta di suicidio medicalmente assistito. Pur riconoscendo che i requisiti previsti dalla legge sono molto rigorosi, si è chiesta se una scelta possa essere condizionata dalla mancanza di sostegno sociale, economico e relazionale. Per questo ha sottolineato l’importanza che il percorso garantisca un accompagnamento qualificato e una reale libertà di scelta, evitando che la richiesta sia dettata dall’abbandono o dall’assenza di alternative assistenziali.

Daniele Biada è tornato sull’argomento per ringraziare gli Ordini professionali per il contributo tecnico fornito alla Commissione, ritenendolo fondamentale per affrontare un tema così delicato. Ha sottolineato il valore delle osservazioni di chi sarà chiamato concretamente ad applicare la normativa e auspicato che il testo finale tenga conto delle indicazioni emerse, in particolare riguardo alle procedure e ai tempi, così da poter esprimere un voto pienamente consapevole.

La consigliera Francesca Parolari (PD) ha sottolineato che, una volta riconosciuto dalla Corte costituzionale il diritto ad accedere al suicidio medicalmente assistito in presenza dei requisiti previsti, diventa fondamentale disciplinarne le modalità di attuazione. Richiamando le osservazioni degli Ordini professionali, ha evidenziato l’importanza di definire per legge competenze, composizione della commissione multidisciplinare e garanzie procedurali, anziché lasciare tali aspetti alle sole prassi dell’Azienda sanitaria. A suo avviso, una disciplina normativa rappresenta una maggiore tutela per i pazienti e per gli operatori, assicurando procedure uniformi, trasparenti e fondate su regole valide per tutti, anche per affrontare adeguatamente situazioni di fragilità e verificare la reale volontà della persona.

Il proponente del disegno di legge Fabio Valcanover ha ricordato che il testo è stato costruito sulla base delle indicazioni della Corte costituzionale, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione del percorso di valutazione e la personalizzazione dell’assistenza sanitaria. Ha sottolineato che eventuali modifiche devono essere compatibili con il quadro delineato dalla giurisprudenza costituzionale e ha invitato gli Ordini a formulare proposte alternative che siano giuridicamente solide e in grado di resistere a possibili censure di legittimità.

Francesco Valduga (Campobase) ha ribadito la necessità di disciplinare il suicidio medicalmente assistito, soprattutto in assenza di una legge nazionale, osservando che la società è ormai più avanti della politica su questo tema. Ha sottolineato l’importanza di costruire regole che sappiano governare percorsi già esistenti, valorizzando il contributo delle competenze professionali. In particolare ha ringraziato l’Ordine degli psicologi per aver evidenziato la complessità e la multidimensionalità delle valutazioni richieste, ricordando che ogni situazione è diversa e non può essere standardizzata. Pur riconoscendo il ruolo fondamentale delle cure palliative, ha osservato che esse non sempre sono sufficienti a rispondere al dolore complessivo della persona, che comprende anche aspetti psicologici, relazionali ed esistenziali. Per questo ha sostenuto essere indispensabile continuare ad approfondire il tema e costruire procedure capaci di tenere conto della complessità di ogni singolo caso.

Paolo Zanella ha ringraziato i professionisti per il contributo offerto e condiviso l’impostazione del disegno di legge, ritenendo corretto che le tempistiche delle procedure siano sufficientemente flessibili da conciliare le condizioni del paziente con il tempo necessario alle valutazioni cliniche. Ha sottolineato che i requisiti fissati dalla Corte costituzionale e il coinvolgimento della commissione multidisciplinare e del comitato etico costituiscono solide garanzie contro possibili abusi. In particolare, ha evidenziato il ruolo centrale degli psicologi nel verificare che la richiesta di suicidio medicalmente assistito sia espressione di una scelta autentica e consapevole e non il risultato di sofferenze o bisogni che potrebbero trovare altre risposte assistenziali.

Infine Maria Bosin ha ringraziato i soggetti intervenuti sottolineando il forte carico di responsabilità che una materia così delicata comporta anche per i decisori politici. Ha osservato che, al di là degli aspetti strettamente sanitari, esistono interrogativi umani ed etici, come il timore che una persona possa scegliere il suicidio assistito per non gravare sulla famiglia. Conforta apprendere che tali questioni siano già affrontate con rigore e competenza nel percorso delineato dagli esperti: un importante supporto per il lavoro della Commissione.

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