Di Luca Franceschi
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Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia, interviene sulla vicenda che lo ha coinvolto negli ultimi mesi, quando il suo nome è stato associato tramite una serie di suggestioni e coincidenze a uno dei fatti più gravi degli ultimi tempi. Durante quella copertura mediatica, il suo volto è stato riportato in connessione con narrazioni riguardanti un attentato, esponenti della criminalità organizzata e una lettera anonima, lasciando trasparire il possibile coinvolgimento di un parlamentare della zona.
Sebbene Cangiano non sia mai stato formalmente chiamato in causa, quella costruzione narrativa ha comunque generato dubbi e sospetti nei suoi confronti. Il deputato ha scelto consapevolmente di non alimentare polemiche, mantenendo il silenzio in attesa che le indagini procedessero nel loro corso e nel rispetto del dolore patito da Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia.
Alla luce dei recenti sviluppi investigativi, Cangiano ritiene opportuno evidenziare come il quadro che emerge risulti profondamente diverso da quello che la narrazione precedente lasciava intuire. Per questo motivo esprime l’auspicio che Sigfrido Ranucci colga l’occasione per rivolgergli le proprie scuse.
Cangiano chiede inoltre che vengano dedicate al chiarimento dei fatti lo stesso spazio e la medesima determinazione che erano stati impiegati per raccontare quelle ipotesi suggestive. Il deputato sostiene di essere certo che il giornalista saprà trovare le parole appropriate per riconoscere il danno arrecato a chi è stato ingiustamente esposto a un sospetto così grave e infamante.
Secondo Cangiano, un simile gesto non rappresenterebbe soltanto un riconoscimento nei suoi confronti, ma costituirebbe un segnale importante di rispetto verso un principio fondamentale della corretta informazione: nel momento in cui si attribuisce grande risalto ai sospetti, si deve accordare con identica forza risalto anche alla verità che emerge dai fatti accertati.
