Di Luca Franceschi
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme: l’Europa è il continente che si sta surriscaldando più velocemente e nell’arco di circa una settimana si sono registrati 1300 decessi legati alle ondate di calore. Dati allarmanti arrivano anche dall’ospedale Bambino Gesù, che segnala come un accesso su quattro sia correlato al caldo eccessivo.
A queste preoccupazioni si aggiunge l’allarme lanciato dalla società dei medici italiani, che denuncia le difficili condizioni di lavoro del personale sanitario. Una situazione critica si registra anche all’interno delle carceri, dove le temperature elevate rendono ancora più difficili le condizioni di detenzione.
Quanto sta accadendo mette in evidenza l’ennesima questione di classe. Chi dispone di mezzi economici può provvedere autonomamente a fronteggiare l’emergenza calore, mentre chi vive in condizioni di fragilità socioeconomica o di salute si trova in una situazione drammaticamente diversa. L’ondata di calore non rappresenta più un’emergenza temporanea, ma un fenomeno strutturale contro il quale gli allarmi sono rimasti inascoltati e, peggio ancora, sono stati derisi da una certa parte politica.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le persone che vivono condizioni di fragilità. Diventa quindi necessario ripensare l’intera organizzazione della società, le città, le politiche energetiche che vengono messe in atto. Occorre rendere strutturali i piani nazionali di prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, evitando che si crei un’ulteriore diseguaglianza basata sul luogo di nascita o sulla solidità finanziaria delle persone.
È fondamentale intercettare le situazioni di maggiore difficoltà, prendere in carico le persone senza fissa dimora, costruire rifugi climatici e integrare i servizi di assistenza domiciliare. Un’attenzione particolare va riservata alle scuole e agli asili nido, considerato che i bambini e le bambine rappresentano soggetti particolarmente vulnerabili alle alte temperature.
Il richiamo al governo è chiaro: prendere sul serio quello che sta accadendo, senza deriderlo come ha fatto il vicepresidente del Senato La Russa. Assumere atteggiamenti di scherno significa sbattere la porta in faccia a chi con questo caldo è costretto a lavorare in condizioni proibitive, a chi vive in povertà energetica senza gli strumenti per proteggersi, alle persone con disabilità e ai loro caregiver, ai bambini e agli anziani.
Si tratta di un problema di cui tutti devono farsi carico. L’auspicio è che le soluzioni e le posizioni antiscientifiche assunte in passato possano considerarsi definitivamente archiviate e che il governo intervenga rapidamente, senza scaricare responsabilità sugli enti locali o sulle associazioni di volontariato. Lo Stato deve fare il suo dovere.
Queste le parole pronunciate in Aula alla Camera da Gilda Sportiello, deputata del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali, durante la discussione della sua interpellanza urgente al governo sul tema del caldo e delle sue conseguenze sulla popolazione più fragile.
