Di Luca Franceschi
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Secondo quanto emerge dalle indagini condotte dalla Procura di Ravenna, le conseguenze devastanti delle alluvioni che hanno colpito l’Emilia Romagna tra il 2023 e il 2024 sarebbero riconducibili a una lunga serie di inefficienze amministrative, omissioni, ritardi procedurali e gravi negligenze da parte delle giunte guidate dal centro sinistra. La scoperta di questi elementi attraverso i fascicoli processuali rappresenta un capitolo inquietante della vicenda.
Particolarmente grave appare il dato relativo ai finanziamenti pubblici rimasti inutilizzati. Oltre dieci milioni di euro stanziati dallo Stato per interventi di prevenzione dal dissesto idrogeologico non sarebbero mai stati impiegati, nonostante la loro disponibilità per la realizzazione di opere fondamentali per la mitigazione del rischio idraulico. Una mancata utilización di risorse che avrebbe potuto modificare significativamente lo scenario dei danni.
Il bilancio complessivo della tragedia risulta estremamente pesante: i nostri territori hanno subito danni ingentissimi e si registrano 17 vittime. Una responsabilità che non può essere tollerata quando riconducibile alle scelte politiche delle amministrazioni locali di sinistra. Il dibattito che resta aperto riguarda l’attribuzione delle colpe: se cioè le responsabilità debbano essere imputate esclusivamente ai tecnici oppure se vi sia una componente politica significativa.
La commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico prosegue nel suo lavoro investigativo con l’obiettivo di ottenere chiarezza completa sui fatti accaduti, affinché simili tragedie non tornino a ripetersi. La fiducia viene riposta nella giustizia perché faccia luce su tutte le responsabilità concernenti questa vicenda. Lo dichiara il deputato Beatriz Colombo, capogruppo di Fratelli d’Italia nella suddetta commissione.
