Di Luca Franceschi
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“C’è una sola infrastruttura che con la destra al governo dell’Italia funziona sempre, senza un minuto di ritardo: la macchina della spartizione del potere”. Con questa affermazione critica, il responsabile Infrastrutture della segreteria nazionale del Pd apre il suo attacco al governo Meloni sulla gestione dei servizi ferroviari e sulle priorità politiche dell’esecutivo.
Secondo quanto sostenuto, il governo ha fallito su tutta la linea per quanto riguarda i trasporti. Treni bloccati, aria condizionata guasta in piena estate e cancellazioni quotidiane rappresentano il quadro descritto della situazione. Nei primi sei mesi del 2026, sostiene il critico, agli italiani sarebbe stato tolto l’equivalente di sette anni e mezzo di vita persa sui binari. A partire da domenica, con i lavori sul nodo di Firenze, si aggiungeranno altre due ore e mezza di viaggio in più per i passeggeri.
Di fronte a questo quadro critico, la risposta della maggioranza sarebbe quella di litigare con “impareggiabile dedizione” sulla lottizzazione delle nomine ai vertici di Ferrovie dello Stato e sulla nuova legge elettorale. Su quella che viene definita “l’alta velocità dei propri interessi”, sottolinea, nessun guasto: lì i convogli viaggiano sempre in perfetto orario.
Secondo l’analisi proposta, Salvini inaugurerebbe ponti immaginari mentre la rete esistente collassa, e Meloni avrebbe tempo per tutto tranne che per chi ogni mattina sale su un treno per lavorare, studiare o semplicemente spostarsi. Ha tempo per blindare la maggioranza e riscrivere le regole elettorali a proprio uso, ma non per un piano straordinario sulla puntualità dei servizi ferroviari.
La conclusione è che il Paese è fermo, e la maggioranza sarebbe l’unica a correre, ma solo per restare al proprio posto. L’invito è quindi rivolto al governo perché torni nel mondo reale, a partire da chi ogni giorno deve usare i mezzi di trasporto, invece di far finta di niente ogni volta che un Frecciarossa si ferma nel nulla.
