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FI – FORZA ITALIA * CAMERA: «TENERINI (FI): “SALVETTI HA TRADITO IL CODICE DI LEALTÀ ISTITUZIONALE, IL COSP NON È MATERIALE DA CONFERENZA STAMPA”»

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15.55 - giovedì 2 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Tenerini (FI): “Salvetti ha tradito il codice di lealtà istituzionale, il Cosp non è materiale da conferenza stampa”

“Il punto non è se il sindaco Salvetti sia d’accordo o meno con il Prefetto. Il punto è molto più serio: chi siede a un tavolo istituzionale delicato come il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica deve sapere che esiste un limite, un codice di responsabilità, una deontologia istituzionale che non può essere piegata alla polemica del giorno”.

Lo dichiara l’On. Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia e segretario provinciale di Forza Italia Livorno, intervenendo sullo scontro esploso dopo il Cosp in Prefettura e sull’abbandono del tavolo da parte del sindaco Luca Salvetti.

“Il Cosp non è una riunione politica, non è una commissione consiliare, non è una chat di partito e soprattutto non è un serbatoio da cui prendere frasi, valutazioni o passaggi interni da riversare in conferenza stampa. È un organo consultivo del Prefetto, una sede non pubblica, nella quale siedono rappresentanti dello Stato, Forze dell’ordine, Procura e amministrazioni locali. In quel luogo si parla di sicurezza, ordine pubblico, prevenzione, criticità operative, valutazioni istituzionali. E proprio perché quei temi pesano, proprio perché possono riguardare equilibri delicati, non tutto può essere divulgato, commentato o usato politicamente”.

“Esiste una differenza fondamentale tra ciò che può essere comunicato ai cittadini e ciò che deve restare nel perimetro del confronto istituzionale. Le decisioni assunte, le misure adottate, gli indirizzi ufficiali, i dati divulgabili e i comunicati della Prefettura possono e devono essere spiegati. Ma altra cosa è portare fuori il contenuto del dibattito interno, attribuire posizioni, ricostruire dissensi, riportare valutazioni espresse da altri partecipanti, trasformare il confronto riservato in una narrazione utile alla propria difesa politica. Questo non è esercizio di trasparenza: è una rottura del patto di lealtà tra istituzioni”.

“Il sindaco di una città importante come Livorno dovrebbe sapere che la trasparenza non autorizza tutto. La trasparenza è un dovere verso i cittadini; la riservatezza, in certi tavoli, è un dovere verso lo Stato. Confondere questi due piani significa non comprendere la natura delle sedi in cui si è chiamati a rappresentare una comunità”.

“E sia chiaro: nessuno mette in discussione il lavoro della Polizia Locale. Anzi, gli agenti meritano rispetto, tutela e strumenti adeguati. Ma non si può usare la Polizia Locale come scudo per coprire una questione diversa e più grave: il modo in cui il sindaco ha scelto di gestire pubblicamente ciò che sarebbe dovuto rimanere dentro una sede istituzionale. Il rispetto per gli agenti non giustifica la spettacolarizzazione del Cosp”.

“Secondo quanto emerso dalla ricostruzione giornalistica, il sindaco avrebbe lasciato la riunione dopo il confronto sul contenuto del comunicato e avrebbe poi accusato il Prefetto di fare politica. È un’accusa pesante, tanto più se rivolta al rappresentante dello Stato in una materia delicatissima come l’ordine pubblico. Ma proprio per questo, davanti a un dissenso, servirebbero ancora più misura, ancora più freddezza, ancora più senso delle istituzioni. Non la corsa al microfono”.

“Quando un sindaco abbandona il tavolo e porta all’esterno dinamiche interne a una riunione non pubblica, non sta difendendo la città: sta indebolendo il rapporto fiduciario tra istituzioni. Il sindaco ha poi precisato che la conferenza stampa era stata comunque già convocata per riferire sull’esito del Cosp. Ne prendiamo atto. Resta il fatto che, alla luce di quanto accaduto, la coincidenza appare quantomeno singolare. E senza fiducia tra istituzioni, la sicurezza dei cittadini diventa più fragile. Perché domani chi siederà a quel tavolo dovrà chiedersi se potrà parlare con libertà e franchezza o se ogni parola finirà nel tritacarne mediatico”.

“Questo è il vero danno. Non una divergenza con il Prefetto, non una frase più o meno aspra, non una puntura d’orgoglio. Il danno è aver trasformato una sede di coordinamento sulla sicurezza in un campo di battaglia politica. È aver messo la propria reazione davanti alla responsabilità del ruolo”.

“Livorno non ha bisogno di istituzioni che si inseguono a colpi di conferenze stampa. Ha bisogno di serietà, ordine, rispetto dei ruoli e collaborazione. La sicurezza non si tutela violando il galateo istituzionale, ma preservando quei luoghi in cui lo Stato lavora, decide e coordina. Chi rappresenta le istituzioni deve sapere che alcune informazioni non appartengono a chi le ascolta: appartengono alla funzione che si esercita. E quella funzione va rispettata, non utilizzata”.

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