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RIEDER (CONSIGLIO PAB – TEAM K) * WELFARE: «3.700 DONNE OVER 67 IN ALTO ADIGE SENZA PENSIONE, PRESENTEREMO IN AULA UNA PROPOSTA PER MIGLIORARE LA LORO SICUREZZA ECONOMICA»

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09.47 - giovedì 2 luglio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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3.700 anziane senza pensione: il Team K annuncia un’iniziativa.  Circa 3.700 donne over 67 in Alto Adige non percepiscono alcuna pensione. Questi dati, resi pubblici da un’indagine dell’ASTAT, derivano da un’iniziativa della consigliera provinciale Maria Elisabeth Rieder. Per lei, i dati ora disponibili rappresentano una base importante per ulteriori interventi politici. Sulla base di questa rilevazione, presenterà al Consiglio provinciale una proposta volta a migliorare la sicurezza economica di quelle donne che, a causa di decenni dedicati all’assistenza familiare e alla cura di altre persone, non hanno potuto maturare una pensione.

«Questi numeri purtroppo non mi sorprendono. Confermano quanto ho già evidenziato più volte: molte donne anziane hanno dedicato tutta la vita al lavoro di cura e assistenza e oggi si trovano senza una pensione propria e quindi senza una reale tutela economica per la vecchiaia. Proprio per questo mi sono impegnata affinché questi dati venissero raccolti. Ora disponiamo per la prima volta di una base statistica solida e da questi dati devono derivare conseguenze politiche concrete».

Secondo la consigliera di Team K, dietro questi numeri ci sono migliaia di storie personali: «Queste donne hanno spesso assunto per decenni la responsabilità delle proprie famiglie. Hanno lavorato, ma in modo non retribuito. Molto di ciò che facevano era semplicemente considerato normale all’epoca».

Le donne di quella generazione raramente avevano una vera possibilità di scelta. I servizi per l’infanzia erano limitati, il lavoro part-time poco diffuso e le strutture assistenziali per anziani o persone non autosufficienti erano molto meno sviluppate rispetto a oggi. Chi cresceva i figli o si prendeva cura di genitori e suoceri bisognosi di assistenza restava spesso a casa per molti anni, senza poter maturare o maturando soltanto in minima parte diritti pensionistici propri.

«Senza il lavoro di cura e assistenza non retribuito svolto da queste donne, il nostro sistema sociale e assistenziale non avrebbe potuto funzionare per decenni. Queste donne hanno fornito un contributo da cui l’intera società ha tratto beneficio. Il fatto che oggi molte di loro siano economicamente meno tutelate non è soltanto una vicenda personale, ma una responsabilità sociale e politica che dobbiamo assumerci».

L’indagine mostra inoltre che circa 2.600 delle donne interessate vivono in nuclei familiari con un reddito annuo superiore a 13.000 euro, generalmente insieme al coniuge. Tuttavia, per Maria Elisabeth Rieder questa lettura è insufficiente: «Non parliamo solo di reddito familiare, ma anche dell’autonomia economica delle donne. Chi non dispone di un reddito proprio si trova inevitabilmente in una condizione di maggiore dipendenza ed è più esposto al rischio di difficoltà economiche in età avanzata, ad esempio in caso di separazione o di decesso del partner».

Da anni la consigliera di Team K si batte per una migliore tutela sociale delle donne. Anche durante gli incontri con i cittadini, il tema emerge regolarmente. «Molte donne mi raccontano di aver dedicato tutta la loro vita agli altri e oggi si ritrovano in una posizione economica precaria. Questo mi colpisce profondamente. Queste donne hanno dato un contributo importante e meritano non solo riconoscimento, ma anche sicurezza finanziaria».

Secondo Rieder, gli strumenti indicati dalla Giunta provinciale, come i fondi pensione complementari o i contributi previdenziali per i periodi dedicati all’educazione dei figli e all’assistenza familiare, rappresentano misure importanti per le generazioni più giovani. Per molte donne che oggi sono già in età pensionabile, però, tali interventi arrivano troppo tardi.

Sulla base dei dati ora disponibili, Maria Elisabeth Rieder elaborerà quindi una mozione. L’obiettivo è sostenere in particolare le donne anziane che non hanno potuto costruirsi una copertura pensionistica.
«Con questa rilevazione disponiamo finalmente di una base dati affidabile. Ora non basta limitarsi a pubblicare i numeri: dobbiamo elaborare soluzioni concrete e assumerci la nostra responsabilità», conclude Maria Elisabeth Rieder.

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