(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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No agli appalti al minor prezzo. Fillea Cgil e Feneal Uil allarmati da un’ipotesi che fa tornare indietro di anni.
Si apprende dalla stampa che la Provincia avrebbe deciso di varare, con la manovra di assestamento, nuove regole sugli appalti pubblici, passando dall’offerta “economicamente più vantaggiosa” al “minor prezzo”. “Comprendiamo e condividiamo – spiegano il Segretario generale di Fillea Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe e Adnand Jovanidi della segreteria Feneal Uil Taa – le preoccupazioni già espresse dalle associazioni di categoria delle ditte edili”.
La norma – si spiega – servirebbe a semplificare le procedure e, su questo, si potrebbe anche essere d’accordo ma, purtroppo, il timore è che ciò permetta di passare da un sistema con vincoli e garanzie a una semplice gara al ribasso, con tutele inevitabilmente erose. “Passare al minor prezzo significherebbe non avere alcuna garanzia sul risultato, sull’organizzazione del lavoro, sulla sicurezza. A meno che non si voglia credere alle favole, sappiamo tutti dove si tende a risparmiare quando si tratta di appalti in edilizia (e non solo). È quanto accade, ad esempio, con gli appalti degli appalti degli appalti (non ci piace “a cascata”) dove – a ogni passaggio – il lavoratore ci rimette qualcosa”.
E allora perché intraprendere una strada così pericolosa e che riporterebbe il sistema indietro di anni? “Il risultato potrebbe essere lo stesso della fase “bonus 110″, con imprese improvvisate che fanno concorrenza a imprese strutturate e affidabili, con prezzi bassi ma che poi non portano a termine i lavori, oltre a non pagare gli operai”.
I due sindacalisti ampliano poi la prospettiva: “I malpensanti già cominciano a sostenere che questa sia una trovata che risponde alla necessità di avviare cantieri all’approssimarsi delle elezioni, ma non noi. Visto che le opere destinatarie di questa ipotetica scelta sono quelle che la Giunta, a proprio insindacabile giudizio, riterrà prioritarie, non vorremmo pensare che ci sia un nesso anche con la volontà di non emettere le ordinanze provinciali – che chiediamo da tempo – per sospendere il lavoro all’aperto al superamento dei 35 gradi: il tutto per “non perdere tempo””.
Ancora: “A oggi non abbiamo alcun testo da valutare, per cui siamo ancora nel campo delle ipotesi. Ma se è davvero una proposta al vaglio della giunta, siamo sicuri che l’esecutivo avrà modo di valutare correttamente gli effetti e tornare sui propri passi”.
