Di Luca Franceschi
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L’approvazione unanime della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, incentrata sul confronto tra le legislazioni dei Paesi dell’Unione europea, evidenzia una situazione chiara: la protezione delle donne in Europa procede ancora con ritmi differenti. Lo studio condotto mette in evidenza disparità significative tra i vari ordinamenti giuridici dei Paesi membri. Persistono ancora realtà che non hanno ratificato la Convenzione di Istanbul, mentre manca una regolamentazione uniforme e persino la stessa definizione di femminicidio non è universalmente condivisa tra gli Stati.
Queste lacune normative rendono particolarmente complesso prevenire il fenomeno della violenza di genere, confrontare statistiche e dati affidabili e sviluppare una strategia europea che sia davvero incisiva ed efficace. Ad affermarlo è il deputato di Fratelli d’Italia Cristina Almici, che fa parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su tutte le forme di violenza di genere.
L’Italia, secondo Almici, ha intrapreso da diverso tempo un percorso ben definito e determinato. Lo Stato italiano è stato infatti tra i primi a ratificare la Convenzione di Istanbul e negli ultimi anni il Parlamento insieme al Governo hanno potenziato notevolmente gli strumenti di tutela a favore delle donne. Il Governo Meloni ha mantenuto fermezza su questo cammino, modificando il Codice Rosso, istituendo il delitto autonomo di femminicidio e rendendo maggiormente efficaci gli strumenti di protezione per le vittime e quelli di contrasto nei confronti di chi commette violenze.
Come componente della Commissione, Almici sostiene che oggi l’Italia ha la responsabilità di mettere a disposizione dell’Europa l’esperienza acquisita. Non si tratta di offrire insegnamenti, bensì di partecipare attivamente alla costruzione di normative comuni più efficienti e di garantire identici diritti a tutte le donne che vivono nel continente europeo. La violenza di genere non riconosce limiti geografici, per cui anche le istituzioni devono fornire risposte sempre più coordinate a livello europeo.
Affinché sia possibile combattere realmente questo fenomeno, conclude Almici, è necessario un impianto normativo più coerente, in grado di assicurare su tutto il territorio europeo medesimi livelli di prevenzione, di protezione per le vittime e di risposta della giustizia.
