Di Luca Franceschi
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La senatrice Gisella Naturale è intervenuta in aula sul decreto-legge Piano Casa, denunciando l’ennesimo ricorso alla fiducia su un provvedimento privo dei requisiti di urgenza, che riduce il Parlamento a mero passacarte.
Secondo l’esponente del Movimento 5 Stelle, il sedicente Piano Casa del Governo Meloni rappresenta solo uno spot elettorale, lontano anni luce dai reali bisogni di un milione e mezzo di famiglie in emergenza abitativa.
Il provvedimento si fonda su pilastri inconsistenti. Vengono finanziate le ristrutturazioni di 60 mila alloggi pubblici con appena 16 mila euro a unità, una cifra giudicata ridicola e utile solo a rifare le facciate. Per di più, parte di questi immobili verrà svenduta.
Il social housing viene liquidato con promesse a dieci anni, scaricate sui prossimi esecutivi, mentre il piano infrastrutturale introduce il controverso sistema 70/33.
Agevolando i grandi investitori privati con super-deroghe urbanistiche, si impone il canone calmierato solo sul 33% degli alloggi, spalancando le porte alla speculazione edilizia sul restante 70%. L’obiettivo reale sembra sanare gli abusi aggirando i controlli.
L’aspetto più vergognoso riguarda i costi: per la struttura del super-commissario si spende un milione di euro all’anno, garantendo al dirigente oltre 34 mila euro al mese. Al contempo, il Fondo inquilini morosi incolpevoli viene azzerato, riducendosi nel 2027 a soli 2 milioni di euro.
Conti alla mano, per oltre 30 mila famiglie svantaggiate restano 5,50 euro al mese, il costo di quattro caffè.
Non c’è un solo euro di risorse aggiuntive; si preferisce svuotare i fondi per il Sud e per la rigenerazione urbana dei Comuni. Servivano salari più alti e tutele sugli affitti; questo testo offre solo favori ai privati, ha concluso la senatrice Naturale.
