Di Luca Franceschi
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Il senatore Roberto Cataldi, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Costituzionali, ha espresso dure critiche durante la dichiarazione di voto sul disegno di legge relativo allo sviluppo della carriera dirigenziale e alla valutazione delle performance del personale delle pubbliche amministrazioni.
Cataldi ha sottolineato come la parola “merito” sia completamente assente dal provvedimento, trovandosi esclusivamente nei comunicati stampa governativi. Secondo il senatore pentastellato, il Governo parla di merito mentre sta costruendo un sistema caratterizzato dalla mancanza di trasparenza, da giudizi privi di motivazione e da regole poco chiare.
Il rappresentante del M5S ha denunciato come questo provvedimento faciliti pratiche antiche come la raccomandazione e l’amichettismo. A riprova di ciò, sono stati respinti tutti gli emendamenti proposti dal Movimento 5 Stelle che miravano a garantire valutazioni del merito basate su fondamenta solide.
Entrando nel dettaglio delle criticità, Cataldi ha evidenziato il problema legato alla progressione di carriera da funzionario a dirigente. Pur riconoscendo la giustezza di consentire la crescita interna di chi è entrato per concorso, il senatore ha contestato le modalità previste dalla legge. Accanto all’esame tradizionale è infatti previsto un colloquio esperienziale, attitudinale e motivazionale, con il rischio concreto che si valuti non la competenza ma il gradimento del superiore. Cataldi ha ribadito che la pubblica amministrazione non è un’azienda privata con un padrone da compiacere, ma un’istituzione al servizio dei cittadini.
Un altro punto critico riguarda la distribuzione dei punteggi. Il punteggio apicale potrà essere assegnato al massimo a trenta dipendenti su cento, mentre il riconoscimento di eccellenza andrà al massimo al 20% di quei trenta. In sostanza, il Governo decide preventivamente quante persone lavorano bene, prima ancora di verificare effettivamente il loro operato. Cataldi ha paragonato questa logica a chi, di fronte a un termometro guasto, decide di misurare la febbre per legge anziché aggiustare lo strumento di misurazione.
Il senatore ha poi sottolineato l’assurdità del meccanismo dei premi. Se il premio economico legato ai risultati dipende dal punteggio, ma questo può andare solo a tre lavoratori su dieci, significa che non tutti possono accedere ai riconoscimenti legati ai risultati. E chi decide quali tre su dieci? Ancora una volta il superiore.
L’ultimo tassello del sistema criticato da Cataldi riguarda il ridimensionamento degli organismi indipendenti di valutazione. Questi enti vedranno i loro pareri declassati da vincolanti a non vincolanti, mentre i loro presidenti saranno di nomina politica, eliminando di fatto qualsiasi controllo indipendente.
In conclusione, il capogruppo M5S ha sintetizzato la sua valutazione del provvedimento con parole nette: non si tratta di merito ma di raccomandazione, non di valutazione ma di numero chiuso, non di indipendenza ma di obbedienza al capo.
