Una giornata all’insegna della memoria e della comunità ha caratterizzato l’apertura ufficiale del sito minerario di Darzo. Nella località Marìgole, a 1100 metri di quota, le comunità di Storo e Darzo si sono ritrovate per celebrare la tradizionale Festa in Montagna, trasformandosi in occasione di inaugurazione dei significativi lavori di ristrutturazione che hanno interessato storici edifici e la galleria Santa Barbara. L’evento, organizzato dall’Associazione Miniere Darzo APS, ha visto confluire cittadini, ex lavoratori, istituzioni e partner culturali, uniti nel valorizzare un patrimonio che ha profondamente influenzato lo sviluppo socio-economico del Trentino sud-occidentale.
L’assessore provinciale all’istruzione e cultura Francesca Gerosa ha sottolineato come il recupero del sito rappresenti un’opportunità concreta per trasformare la memoria storica in motore di sviluppo culturale e turistico. Ha evidenziato come la Provincia creda fermamente in questi progetti capaci di mettere in risalto le caratteristiche dei territori, inserendoli in una rete museale di qualità. Ha inoltre riconosciuto il ruolo fondamentale svolto dai volontari dell’Associazione Miniere Darzo, che da anni si dedicano con straordinaria passione alla tutela della memoria legata al lavoro svolto in quei luoghi. Ha infine valorizzato la collaborazione con il Polo Veronesi di Rovereto, sottolineando come l’installazione permanente inaugurata rappresenti un simbolico passaggio di testimone tra generazioni.
L’intervento di riqualificazione, del valore complessivo di 752mila euro, ha beneficiato di un articolato sistema di finanziamenti. La Provincia autonoma di Trento ha versato 457mila euro pari al 60%, il Comune di Storo 245mila euro corrispondenti al 33%, la Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella 20mila euro rappresentanti il 3%, mentre l’Associazione Miniere Darzo APS ha contribuito con 30mila euro tramite autofinanziamento, raccolta fondi e donazioni.
Il sindaco di Storo Nicola Zontini ha espresso soddisfazione per la riapertura di un sito che ha generato sviluppo economico e opportunità lavorative in un territorio prevalentemente contadino. Ha colto l’occasione per rendere omaggio alle generazioni di minatori e alle famiglie che hanno contribuito alla crescita della comunità, nonché alle attività artigianali nate attorno al polo minerario. L’apertura del polo museale rappresenta inoltre una nuova proposta culturale e turistica per la Valle del Chiese, ampliando l’offerta dell’intero ambito Campiglio Dolomiti.
Massimo Bernardi, direttore del MUSE-Museo delle Scienze di Trento, ha identificato due aspetti significativi della realizzazione: la conclusione di un ciclo che unisce le attività impattanti del secolo scorso con uno spazio culturale orientato alla sostenibilità, e la concretizzazione di un “modello Chiese” basato su uno sviluppo locale che integri i numerosi poli culturali, il Parco Fluviale e l’imprenditorialità artigiana per proporre una valorizzazione unitaria e nuove opportunità occupazionali.
Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo storico del Trentino, ha ricordato il privilegio di aver seguito il progetto fin dalle origini. Ha evidenziato l’eccezionalità del patrimonio di memorie e storie recuperato negli anni, che permette di rileggere la storia del lavoro in miniera e le trasformazioni economiche e sociali del territorio. Ha assicurato l’impegno della Fondazione nel supportare lo sviluppo di un modello di gestione del patrimonio che veda protagonista la comunità, l’associazionismo e la rete delle istituzioni museali trentine.
La manifestazione ha iniziato con visite guidate alle ex officine, la sala compressori e la segheria, arricchite dalle testimonianze dirette di ex lavoratori e lavoratrici dell’industria della barite. Nel pomeriggio, l’attenzione si è spostata sulla Galleria Santa Barbara, dove è stato possibile apprezzare i nuovi allestimenti introdotti.
Il momento centrale è stato il taglio del nastro alla presenza delle autorità, fra cui l’assessore Francesca Gerosa, il sindaco Nicola Zontini, il presidente dell’Apt Madonna di Campiglio Tullio Serafini, il vicepresidente della Cassa Rurale Marco Baccaglioni, il presidente dell’Asuc Darzo Davide Donati, il presidente e la vicepresidente dell’Associazione Miniere Darzo rispettivamente Emanuele Armani e Marisa Marini, nonché i direttori Bernardi e Ferrandi. La cerimonia si è conclusa con la benedizione di don Andrea Fava, parroco di Darzo.
Spazio è stato dedicato anche all’arte e all’innovazione con l’unveiling dell’installazione permanente realizzata dagli studenti dell’istituto Polo Veronesi, indirizzo MADE design industriale di Rovereto, nell’anno scolastico 2025-2026. Quest’opera d’arte nasce per ringraziare pubblicamente tutti i donatori del progetto. La giornata è stata ulteriormente arricchita da intermezzi musicali e dalle degustazioni di prodotti locali.
Emanuele Armani ha definito la giornata una tappa fondamentale per l’epopea delle miniere di barite della zona, attive dal 1894 al 2009. Ha espresso orgoglio nel vedere il sito trasformato in uno spazio accogliente per i turisti, spingendo a guardare al futuro con fiducia.
Marisa Marini ha ricordato il motto che guida l’Associazione: “Se uno ricorda da solo è solo un ricordo. Se molti ricordano insieme, è l’inizio di una nuova comunità”. La risposta della cittadinanza e dei partner alla giornata dimostra come questo legame sia più vivo che mai e come la memoria dei minatori rimanga un patrimonio condiviso e proiettato nel futuro.

