(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In contemporanea con la proiezione al 40° festival del Cinema Ritrovato di Bologna, sabato 27 giugno dalle 00.35 su Rai 3, “Fuori Orario cose (mai) viste”, l’appuntamento notturno con il cinema d’autore di Rai Cultura, propone “Il taglio del bosco” di Vittorio Cottafavi in una versione digitalizzata in 2K presso il centro Servizi Salario 1 della Rai.
Considerato uno dei capolavori tra i film girati da Cottafavi per la televisione, “Il taglio del bosco” è tratto dall’omonimo racconto di Carlo Cassola, scritto tra il ’48-’49 e uscito per la prima volta nel 1950.
Il film, prodotto dalla Rai, fu trasmesso il 19 settembre 1963 all’interno del ciclo “Racconti dell’Italia di oggi”, voluto da Raffaele La Capria e composto da nove film di breve durata.
Gian Maria Volonté, qui in uno dei suoi primi ruoli da protagonista, è l’unico attore professionista, mentre tutti gli altri personaggi sono interpretati dagli abitanti di Tirli, il borgo delle colline grossetane dove il film è girato ed ambientato.
È la storia semplice di un gruppo di legnaioli del Grossetano, tra i quali emerge il protagonista, che si trova ad affrontare un lutto terribile: la morte della moglie.
Per lui fare il boscaiolo, che lo porta a una lunga assenza da casa, diventa qualcosa di più che un lavoro: è anche il modo per cercare di superare il dolore e la mancanza.
La storia di Guglielmo, interpretato da Gian Maria Volonté, un uomo con due figli che ha perso la moglie pochi mesi prima, ha una forte valenza autobiografica per lo scrittore e partigiano Cassola, che aveva subito la perdita della prima moglie proprio negli anni in cui scrisse “Il taglio del bosco”.
Anche per Cottafavi “Il taglio del bosco” ha un forte legame con un aspetto non sempre considerato della sua vita: la passione per la montagna.
Come racconta suo figlio Francesco, il regista fin da giovane si è arrampicato sulle montagne, le ha scalate, ha trovato attraverso queste pratiche nuovi punti vista da portare nei suoi lavori.
Come scriveva Adriano Aprà su Filmcritica nel settembre del ’63, “Cottafavi ha operato coraggiosamente in due direzioni: da una parte adeguare Gian Maria Volonté ai non professionisti, dall’altra eliminare in questi ultimi le incertezze e la mancanza di tecnica per conservarne integra la presenza e la verità espressiva”.
È proprio questa rilettura, personale e teorica, del cinema neorealista, che Cottafavi aveva rifiutato nel decennio precedente pagando il prezzo dell’esclusione dalle grandi produzioni, a segnare il film.
Per questo a fianco de “Il taglio del bosco” c’è il capolavoro di Ermanno Olmi, “L’albero degli zoccoli”, nella versione originale in dialetto bergamasco con sottotitoli in italiano, girato anche questo con attori non professionisti e provenienti dagli stessi luoghi in cui l’opera è ambientata.
In chiusura “Il buco” di Michelangelo Frammartino, ambientato negli stessi anni de “Il taglio del bosco”, gli anni del Boom economico che porterà alla scomparsa repentina di culture millenarie e alla mutazione delle classi popolari.
Un autore di un’altra generazione, Frammartino, che continua a interrogarsi sulla perdita e la scomparsa nonché sul rapporto tra il cinema e il mondo.
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