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UNIMPRESA * SALARIO GIUSTO: «BENE LA SVOLTA DEL GOVERNO, ORA REGOLE CHIARE SU TRATTAMENTO ECONOMICO COMPLESSIVO»

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10.21 - giovedì 25 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Unimpresa esprime una valutazione favorevole sulle disposizioni contenute nel decreto-legge 62 del 30 aprile 2026 in materia di “salario giusto”, approvato ieri anche dal Senato senza modifiche, perché segnano un cambio di impostazione importante nel dibattito sul lavoro e sulle retribuzioni. La scelta del legislatore di affidare alla contrattazione collettiva di lavoro i principi sanciti dall’articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa, è un cambio epocale nelle relazioni industriali del nostro Paese. Si tratta di un approccio che consente di tenere insieme il giusto livello retributivo con la e sostenibilità del costo del lavoro delle imprese al fine di garantirne la competitività a livello nazionale e internazionale. Si è evitato di adottare soluzioni uniformi come il salario minimo che avrebbero rischiato di penalizzare interi comparti produttivi.

Al Ministero del Lavoro, le diverse Commissioni, che dovranno essere costituite, avranno un compito oneroso nell’individuare i criteri oggettivi per stabilire il valore del Trattamento Economico Complessivo (Tec) da applicare nei diversi settori produttivi. Unimpresa è a disposizione e pronta ad affrontare questa nuova sfida». Lo dichiara il consigliere nazionale di Unimpresa, Marco Pepe. «Va valutato, inoltre, positivamente il collegamento introdotto tra il rispetto del trattamento economico complessivo e l’accesso agli incentivi pubblici, inclusi i bonus per giovani, donne e aree Zes. È un principio condivisibile: le agevolazioni finanziate dalla collettività devono essere riservate alle imprese che rispettano pienamente le regole e garantiscono condizioni economiche adeguate ai propri lavoratori. Tuttavia, proprio perché il nuovo impianto normativo attribuisce al trattamento economico complessivo un ruolo centrale, è necessario intervenire per evitare possibili incertezze interpretative.

La definizione del cosiddetto Tec rappresenta infatti il punto più delicato dell’intera riforma. Il legislatore dovrebbe chiarire in maniera esplicita quali elementi retributivi debbano concorrere alla determinazione del trattamento economico complessivo e quali, invece, debbano esserne esclusi. È essenziale evitare che future interpretazioni possano alterare l’equilibrio della norma o generare contenziosi tra imprese, lavoratori e amministrazioni pubbliche» spiega Pepe. «Altro elemento condivisibile è l’introduzione di maggiori obblighi di trasparenza. L’indicazione del contratto applicato, del relativo codice identificativo e della retribuzione collegata alla qualifica professionale nelle comunicazioni ai lavoratori e nelle offerte pubblicate sul SIISL rappresenta un passo avanti significativo verso un mercato del lavoro più chiaro e verificabile.

Positivo anche il rafforzamento delle attività di monitoraggio affidate a Cnel, Inps, Istat, Inapp e Ispettorato nazionale del lavoro. La raccolta sistematica di dati sulle retribuzioni, sul costo della vita, sulla produttività e sul potere d’acquisto potrà contribuire a costruire politiche salariali più aderenti alla realtà economica del Paese e meno condizionate da approcci ideologici» osserva il consigliere nazionale di Unimpresa, secondo cui «il decreto sul salario giusto rappresenta un passo nella direzione corretta perché valorizza la contrattazione collettiva, contrasta il dumping salariale e rafforza la qualità del lavoro. Per completare efficacemente la riforma è però necessario definire con precisione il trattamento economico complessivo, trasformandolo in un parametro certo, oggettivo e facilmente applicabile da ogni organizzazione datoriale e sindacale che intende applicarlo. In tal senso il compito del Cnel è rilevante nel garantire la trasparenza nella gestione dei dati contrattuali. Solo in questo modo sarà possibile garantire contemporaneamente tutela dei lavoratori, competitività delle imprese e stabilità del sistema produttivo nazionale».

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