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CGIL FILLEA DEL TRENTINO * «PRIMO MALORE DA CALDO IN AGRICOLTURA, SERVONO ORDINANZE E NON SOLO LINEE GUIDA»

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09.40 - domenica 21 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Rischio caldo: la Provincia pubblica le linee guida e “saluta” il primo malore. Fillea: “Servono le ordinanze”.

Nello stesso giorno in cui la Provincia pubblica le linee guida per la sicurezza sul lavoro con le alte temperature, i media locali ci restituiscono la notizia del primo malore dovuto proprio al caldo, in questo caso registrato nel comparto agricolo.

“A essere superstiziosi, si potrebbe facilmente ironizzare sul fatto che le linee guida non portino particolare fortuna. Ma qui non c’è nulla su cui scherzare e anzi: resta per noi incomprensibile la ferma volontà della giunta provinciale trentina di non voler emettere ordinanze – non linee guida! – per sospendere l’attività lavorativa nelle ore più calde e critiche della giornata”. Sono le parole di Giampaolo Mastrogiuseppe, Segretario generale della Fillea Cgil del Trentino (sindacato di riferimento per edilizia, lapidei e industria del legno) intervenuto, in tal senso, già nei giorni scorsi.

“Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: le linee guida non bastano, bisogna emettere delle ordinanze che sanciscano la sospensione delle attività lavorative all’aperto (in particolare cantieri edili e cave) e in alcuni casi anche al chiuso, al superamento delle temperature stabilite da Inail, Inps e organismi internazionali. Il valore di riferimento è quello dei 35 gradi, oppure temperature inferiori se con tasso di umidità elevato: esattamente come è il caso di questi giorni”.

Spiega ancora il Segretario: “Il caso dell’altro giorno è emblematico. Eppure, anche di fronte all’evidenza – e cioè al fatto che senza ordinanze non verrà sospesa l’attività lavorativa – questa giunta ma anche i maggiori Comuni della parte a bassa quota del Trentino continuano a far finta che il problema sia esclusivamente dei lavoratori. Questo è paradossale anche perché tutti gli altri territori italiani hanno già provveduto con ordinanze specifiche. Per limitarci alle nostre “vicine”, sono già intervenute Lombardia, Veneto e Friuli – Venezia Giulia. Territori, peraltro, caratterizzati dallo stesso colore politico del governo Trentino, ma evidentemente più sensibili nei confronti dei lavoratori”.

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