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CENSIS * “NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI“: «IL 58,3% DEGLI STUDENTI CONSIDERA LA MATURITÀ UNA TAPPA SIGNIFICATIVA DELLA PROPRIA CRESCITA»

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11.13 - mercoledì 17 giugno 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Da «notte prima degli esami» all’età adulta: il valore simbolico della maturità. Il 58,3% degli studenti considera la maturità una tappa significativa della propria crescita e i diplomati tra i 18 e i 24 anni la identificano come un passaggio all’età adulta (62,5%) e un trampolino di lancio verso il futuro (58%), ma per il 51,9% non lascia un ricordo significativo. Nel 2024-2025 è stato ammesso alla maturità il 96,5% degli studenti e si è diplomato il 99,7% dei candidati

Maturità: diploma garantito ed elevato valore simbolico. L’esame di maturità continua ad occupare uno spazio rilevante nell’immaginario delle giovani generazioni, nonostante siano rari i casi in cui il maturando non riesca a superarlo. Nell’anno scolastico 2024-2025, è stato ammesso il 96,5% degli studenti scrutinati e si è diplomato il 99,7% dei candidati. La non ammissione e la bocciatura si configurano dunque come eventi residuali all’interno del sistema scolastico italiano. La sostanziale certezza del conseguimento del diploma non sembra tuttavia aver svuotato di significato l’esame di maturità che continua a rappresentare, agli occhi di molti studenti, un momento che sancisce la conclusione dell’esperienza scolastica e l’ingresso in una nuova fase della vita. Tra gli studenti permane quantomeno il riconoscimento della sua funzione simbolica: il 58,3% considera la maturità una tappa importante del proprio percorso di crescita. Vi è anche però chi (il 41,7%) la ritiene un rito ormai privo di una reale utilità. È quanto emerge da una indagine realizzata dal Censis nell’ambito del progetto Iride «La scuola vista dai giovani» su più di 8.000 studenti delle secondarie di II grado.

Per i diplomati una esperienza significativa ma non indispensabile. Tra i diplomati di età compresa tra i 18 e i 24 anni la maturità continua a essere associata a un importante momento di transizione. Il 58,0% la considera un’opportunità di crescita e un trampolino di lancio verso il futuro e il 62,5% la identifica come il passaggio all’età adulta. Accanto a questa lettura si affianca però il ricordo dell’intensità emotiva che accompagna l’esame: per il 72,0% dei diplomati la difficoltà principale non risiedeva nella prova in sé, ma nella gestione dello studio e dell’ansia da prestazione. È tuttavia proprio tra coloro che la maturità l’hanno già vissuta che emerge una valutazione più critica della sua funzione: il 51,9% ritiene che l’esame non lasci oggi alcun ricordo particolarmente significativo nella maggioranza dei giovani e il 49,8% sostiene che potrebbe essere abolito senza che ciò comporti una perdita effettiva nel percorso scolastico. Si delinea così una condizione apparentemente paradossale. La maturità continua a essere riconosciuta come un rito di passaggio e come un’esperienza ad alta intensità simbolica, ma al tempo stesso vede indebolirsi la propria legittimazione sul piano della funzione concreta. Proprio questa tensione tra valore simbolico e utilità percepita sembra rappresentare oggi uno dei tratti più significativi del rapporto che le nuove generazioni intrattengono con l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

La protesta dei maturandi del 2025. La protesta che, nell’estate del 2025, ha visto alcuni maturandi rinunciare volontariamente alla prova orale avendo già acquisito il punteggio necessario per il superamento dell’esame è un episodio che ha assunto il significato di una contestazione nei confronti di una scuola percepita come eccessivamente centrata sulla prestazione e sul voto. La posizione degli studenti intervistati appare, su questo aspetto, articolata, ma nel complesso prevale un’approvazione nel principio ma non nel metodo. Il 73,8% degli studenti si dichiara favorevole alla protesta, nonostante una parte consistente di essi – il 42,1% – esprima qualche dubbio sulla correttezza nei confronti di chi ha sostenuto regolarmente la prova orale. Il 57,2% ritiene che quella protesta abbia rappresentato una modalità efficace per denunciare le criticità della scuola attuale, mentre il 42,8% ritiene che il cambiamento non possa essere perseguito attraverso iniziative di questo tipo. Il dissenso netto riguarda poco più di un quarto degli intervistati (26,2%). Non emerge tanto una contestazione dell’esame in sé, quanto piuttosto una riflessione critica sul peso attribuito alla valutazione e sulle modalità attraverso cui essa viene vissuta all’interno della scuola.

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