(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Conoscenza e utilizzo dei mezzi di informazione in Trentino. La popolazione trentina maggiorenne si informa abitualmente sia con mezzi “tradizionali” (soprattutto la televisione, per 8 persone su 10, ma anche la radio e i quotidiani, cartacei e online, per più di una persona su due), sia su Internet (in particolare motori di ricerca per 7 persone su 10 e app di messaggi e social media per quasi la metà dei residenti).
Il tipo di fruizione dei diversi media, così come la valutazione sulla loro affidabilità, varia in modo significativo in base al genere, all’età e al grado di istruzione.

L’Istituto di Statistica della provincia di Trento (ISPAT) presenta un’analisi sulla fruizione dei mezzi di informazione da parte della popolazione trentina di 18 anni e più. L’analisi impiega i dati raccolti con l’indagine panel di ISPAT “Condizioni di vita delle famiglie trentine”, edizione 2023.
I modi per informarsi – intendendo l’informazione in senso “classico”, ossia l’insieme delle notizie di attualità, cronaca e politica – sono sempre più numerosi, fra mezzi “tradizionali”, come giornali, radio, TV, e mezzi “nuovi”, grazie alla diffusione dell’accesso tramite Internet. L’argomento è di grande rilevanza anche a causa del crescente interesse sul grado di fiducia riposto nelle fonti, che sono sempre più variegate. L’analisi qui presentata restituisce un panorama sull’informazione contemporanea in provincia, che è comunque in rapida evoluzione, evidenziando anche differenze significative per genere, classi d’età e grado di istruzione.
Mezzi di informazione tradizionali
L’insieme dei mezzi di informazione tradizionali comprende quotidiani, periodici, radio e televisione, anche in caso di accesso e fruizione online. La consultazione di questi mezzi per informarsi spesso è giornaliera, soprattutto nel caso della televisione, che riguarda il 63,8% della popolazione; seguono la radio (38,3%) e i quotidiani (31,5%). La fruizione abituale1 conferma il primato della televisione con il 79,6%, ma anche il consolidarsi di radio (55,7%) e quotidiani (52,0%). Diversamente, appare scarsa la fruizione abituale dei periodici, ferma al 18,5% (figura 1). Le persone che per informarsi non leggono periodici sono il 49,6%, quelle che non ascoltano la radio sono il 31,1%, quelle che non leggono i quotidiani il 28,7% e quelle che non guardano la televisione l’11,9%.
L’analisi per genere2 evidenzia una fruizione abituale maggiore degli uomini rispetto alle donne per radio (60,6% contro 51,2%) e quotidiani (55,5% contro 48,9%). Secondo l’analisi per classi d’età3 la fruizione abituale dei quotidiani cresce dal 38,8% fra i 18 e i 34 anni al 57,4% fra gli over-65 anni, mentre quella della televisione cresce dal 58,9% fra i 18 e i 34 anni al 79,6% della classe 35-64 anni e raggiunge il 93,5% fra gli over-65 anni. L’ascolto abituale della radio per informarsi è prevalente, invece, nella classe 35-64 anni, con il 65,8%, maggiore rispetto ai 18-34enni (47,6%) e agli over-65 anni (43,4%).
La relazione fra grado di istruzione, inteso come più alto titolo di studio conseguito4, e fruizione abituale è presente per ogni mezzo5: per informarsi, i laureati ascoltano più spesso la radio rispetto a coloro che possiedono un’istruzione di base (63,3% contro 48,5%) e leggono più spesso i quotidiani (62,7% contro 46,9%); questi ultimi, al contrario, utilizzano più spesso la televisione per informarsi rispetto ai laureati (85,1% contro 70,6%). L’unica variazione da segnalare per i periodici riguarda la fruizione generale, cioè a prescindere dalla frequenza abituale o sporadica, che cresce dal 41,4% di coloro che possiedono un’istruzione di base al 66,2% dei laureati.
La diffusione di Internet ha rivoluzionato il modo di informarsi delle persone anche con i mezzi tradizionali, come ad esempio i quotidiani, che sono disponibili anche, o talvolta esclusivamente, online. A questo proposito, fra coloro che leggono i quotidiani per informarsi, ossia il 71,3% della popolazione, circa un quarto fruisce solo della carta stampata mentre un altro quarto solo delle versioni online. La parte rimanente, poco meno della metà, utilizza entrambe le possibilità di accesso ai quotidiani, con prevalenza delle versioni online su quelle cartacee (34,5% contro 12,2%)
La fruizione del giornale in formato cartaceo6, esclusiva o prevalente, cresce con la classe d’età, dal 15,6% nella classe 18-34 anni al 65,2% fra gli over-65 anni, mentre la fruizione del giornale in formato digitale cresce con l’istruzione7, dal 44,0% di coloro che possiedono un’istruzione di base al 76,8% dei laureati.
L’area geografica di riferimento delle fonti di informazione8 costituisce un argomento di ricerca spesso inesplorato: più precisamente, la fonte prevalente può essere locale riferita al territorio trentino, locale riferita a un territorio fuori provincia, nazionale oppure estera/internazionale. I mezzi con area geografica di riferimento locale ma fuori provincia ed estera sono decisamente meno seguiti, in quanto non raggiungono nemmeno un rispondente su dieci in qualità di fonte prevalente. Viceversa, i mezzi che hanno il Trentino come zona di riferimento sono prevalenti per i quotidiani (63,7%), mentre quelli nazionali sono prevalenti per i periodici (62,1%), la radio (70,8%) e la televisione (77,3%).
La classe d’età9 over-65 anni fruisce più spesso di fonti locali del Trentino, in modo marginale per radio e televisione, ma in modo netto per i quotidiani: si passa dal 49,9% fra i 18-34enni al 70,4% fra gli over-65enni. Un caso particolare riguarda la fruizione dei periodici di fonte estera-internazionale fra i 18-34enni, che raggiunge il 13,5%, l’unica percentuale a doppia cifra per questa fonte. In generale sembra che i mezzi di origine locale del Trentino e quelli nazionali siano complementari fra loro, lasciando poco spazio a quelli di origine diversa.
Al crescere dell’istruzione10 diminuisce la prevalenza della fonte locale del Trentino, mentre cresce quella nazionale. La variazione fra coloro che possiedono un’istruzione di base e i laureati nel preferire mezzi di origine locale del Trentino è dal 17,4% al 7,4% per quanto riguarda la televisione, dal 24,5% all’11,5% per la radio, dal 28,6% all’11,7% per i periodici e dal 73,3% al 48,9% per i quotidiani. Anche in questo caso si segnala una maggiore fruizione dei periodici di fonte estera/internazionale per la classe dei laureati (14,4%).
Accesso da Internet e nuovi mezzi
La rivoluzione informatica originata da Internet ha comportato la nascita di nuovi mezzi di comunicazione che hanno ampliato l’offerta informativa. La consultazione giornaliera a scopo informativo riguarda il 53,2% della popolazione per i motori di ricerca, a seguire le app di messaggi (36,5%), i social media (32,1%) e gli aggregatori/portali di notizie (19,8%), mentre è più scarsa per blog e newsletter. La fruizione abituale riproduce una gerarchia simile, in particolare raggiunge il 72,7% per i motori di ricerca e quasi il 50,0% per le app di messaggi e i social media (figura 1). Viceversa, si conferma una scarsa fruizione per blog e newsletter, che non vengono consultati rispettivamente dal 73,0% e dal 67,2% della popolazione. La situazione è più polarizzata per aggregatori/portali di notizie, social media e app di messaggi: la popolazione si suddivide quasi in modo eguale fra chi usa e chi non usa questi mezzi per informarsi, mentre coloro che non usano i motori di ricerca sono solo il 20,1%.
L’analisi per genere11 evidenzia una fruizione abituale dei nuovi mezzi di informazione di poco superiore da parte dei maschi rispetto alle femmine per aggregatori/portali di notizie (38,1% contro 32,6%) e motori di ricerca (74,7% contro 70,8%). L’analisi per classi d’età12 riporta percentuali simili nelle due classi under-65 anni, ad eccezione della fruizione abituale fra i 18 e i 34 anni per i social media (77,0% contro 49,3% della classe 35-64 anni). La fruizione dei nuovi mezzi nella classe over-65 anni è invece decisamente inferiore rispetto a quelle under-65 anni: l’assenza di fruizione da parte di chi ha 65 anni e oltre è circa 8 volte maggiore per i motori di ricerca (48,7%) e più di 4 volte maggiore per i social media (74,5%) rispetto agli under-35 anni.
L’analisi per livello di istruzione13 riporta una fruizione minore da parte di chi ha un grado di istruzione di base, come per i motori di ricerca: la fruizione abituale passa dal 57,4% di questa classe all’85,2% dei diplomati e all’89,7% dei laureati. In modo analogo anche le app di messaggi e i social media registrano una minore fruizione abituale da parte di chi ha un grado di istruzione di base (rispettivamente 38,9% e 36,4%) in confronto al resto della popolazione, che supera il 50,0%. A margine blog e newsletter, che rimangono in generale poco seguiti: più di 4 persone su 5 non usano questi mezzi per informarsi tra gli over-65 anni e nella classe con istruzione di base.
L’accesso ad Internet per informarsi può essere eseguito da diversi dispositivi elettronici, a prescindere dal mezzo che si desidera consultare (quotidiano online, canale radio o TV, motore di ricerca, social media, ecc.). L’accesso ad Internet a scopo informativo da cellulare o smartphone riguarda l’84,4% della popolazione, al secondo posto il computer portatile con il 41,6%, a seguire computer fisso, tablet e smart TV con un quarto circa per ognuno, e assistenti vocali per almeno una persona su dieci (figura 3). Le persone che non ricorrono ad alcun mezzo via Internet per informarsi sono il 12,6%: questo gruppo è composto da femmine al 56,2%, over-65 anni all’82,2% e persone con un’istruzione di base all’89,6%.
L’accesso ad Internet per informarsi14 è meno frequente da parte degli over-65 anni e di coloro che hanno un grado di istruzione di base. L’accesso da cellulare/smartphone raggiunge il 57,6% negli over-65 anni, mentre riguarda oltre il 95,0% degli under-65 anni; in modo analogo l’accesso da computer portatile riguarda solo il 21,3% degli over-65 anni, mentre raggiunge il 45,3% nella classe fra 35 e 64 anni e supera il 60% in quella degli under-35 anni.
I laureati15 che utilizzano il computer portatile per informarsi sono il 70,2%, ossia più di 3 volte rispetto a chi ha un’istruzione di base (22,5%), mentre i diplomati raggiungono poco più della metà con il 52,0%. Anche per quanto riguarda cellulare, computer fisso e tablet, sono le persone che hanno un’istruzione di base ad accedere di meno: l’accesso da cellulare riguarda il 73,1% di questo gruppo contro il 95,0% circa di diplomati e laureati.
Focus sui social media
Fra i nuovi mezzi di comunicazione i social media e le app di messaggistica hanno guadagnato una popolarità universale, anche nel campo dell’informazione. Fra le persone che usano i social media per informarsi, app di messaggi comprese, WhatsApp registra la fruizione maggiore: 54,1% giornaliera e 66,5% abituale. Seguono per fruizione giornaliera Facebook con il 37,3% e Instagram con il 29,5%, mentre la fruizione abituale è pari, rispettivamente, al 54,1% e al 42,0%. Più vario il caso di YouTube, che registra solo il 16,4% di fruizione giornaliera a fronte di una fruizione abituale superiore al 40%, mentre l’assenza di fruizione è inferiore al 33%, la seconda più bassa dopo WhatsApp (26,0%).
L’analisi per genere16 riporta una fruizione abituale maggiore fra le donne nel caso di Facebook (56,5% contro 51,5% degli uomini) e Instagram (45,2% contro 38,6%), mentre fra gli uomini è più utilizzato YouTube (47,6% contro 35,3% delle donne). L’analisi per classi d’età17 conferma che sono i giovani ad usare di più i social media per informarsi, ad eccezione di WhatsApp: in questo caso la fruizione abituale è del 71,3% negli over-65 anni e del 60,4% nella classe 18-34 anni.
Fra i restanti social media, invece, emerge la maggiore fruizione abituale della classe 18-34 anni rispetto a quella degli over-65 anni: TikTok in particolare (26,4% verso 2,0%), LinkedIn (11,7% verso 1,6%), Instagram (75,7% verso 15,6%), Twitter (12,5% verso 2,9%) e YouTube (55,6% verso 28,7%).
L’analisi per grado d’istruzione18 fornisce un quadro meno definito e per ogni social media si riscontrano diverse dinamiche. La fruizione abituale per diplomati e laureati è maggiore in confronto al gruppo con un’istruzione di base soprattutto per Instagram (poco più del 45% contro 33,5%) e in minore misura per YouTube, Twitter e Telegram. La relazione è di particolare evidenza nel caso di LinkedIn: la fruizione abituale cresce dal 2,2% di chi ha un’istruzione di base al 18,4% dei laureati. Viceversa, nel caso di TikTok si registra solo il 7,0% di fruizione abituale fra i laureati, mentre per Facebook e WhatsApp non si notano differenze significative.
Grado di affidabilità percepita
La percezione dell’affidabilità dei mezzi e delle fonti è uno degli argomenti di discussione nel panorama dell’informazione moderna: in generale, fra i residenti in Trentino, i mezzi tradizionali godono di una percezione migliore rispetto a quelli nuovi. Considerando le valutazioni “molto affidabile” e “abbastanza affidabile” come positive e quelle “poco affidabile” e “per nulla affidabile” come negative, si riscontrano percezioni positive per i quotidiani da parte del 67,0% dei trentini; seguono radio e televisione a breve distanza (rispettivamente 65,4% e 63,7%). L’affidabilità percepita è positiva per una persona su due per periodici e motori di ricerca, l’unico caso di prevalenza positiva fra i nuovi mezzi. Al contrario di quanto accade per quelli tradizionali, i nuovi mezzi registrano prevalenze di poca o nulla affidabilità e percentuali consistenti di coloro che non si esprimono.
Le percezioni positive oscillano dal 29,0% per aggregatori/portali di notizie al 14,6% per i blog online; al contempo le percezioni negative maggiori sono per i social media con il 46,2%. Parlando invece di blog e newsletter, circa una persona su due non si esprime, forse perché sono mezzi meno conosciuti e poco usati per informarsi L’affidabilità percepita dei mezzi di informazione tradizionali19 non varia significativamente rispetto all’età, ad eccezione della televisione: le opinioni positive sono al 59,0% fra i 18 e i 34 anni e al 67,3% fra gli over-65 anni. A riguardo di quotidiani, periodici e radio è invece la classe over-65 anni a riportare meno opinioni positive, soprattutto nel caso della radio (53,7% contro 70,9% fra i 35 e i 64 anni).
Al crescere dell’età diminuisce l’affidabilità percepita20 dei nuovi mezzi di informazione: in particolare la percentuale degli over-65 anni con percezioni positive è decisamente inferiore rispetto al gruppo dei 18-34enni per blog (5,9 volte), social media (4,3 volte), newsletter e aggregatori/portali di notizie (più di 3 volte). La distanza sembra accorciarsi nel caso di motori di ricerca e app di messaggi: fra i 18 e i 34 anni le opinioni positive sono rispettivamente del 65,7% e 37,3%, mentre negli over-65 anni sono meno della metà, ossia del 30,7% e 16,7%. Tra gli over-65 anni si hanno le percentuali maggiori di chi non si esprime per ogni nuovo mezzo, in combinazione con una fruizione più bassa.
Al crescere del grado di istruzione cresce l’affidabilità percepita per i mezzi di informazione tradizionali21, ad eccezione della televisione. Da coloro che hanno un’istruzione di base ai laureati le percezioni positive crescono dal 60,1% al 74,7% per i quotidiani, dal 56,9% al 74,6% per la radio e dal 43,3% al 64,1% per i periodici. La percentuale di chi non si esprime è circoscritta, soprattutto per quanto riguarda la televisione, ma si espande fra coloro che hanno un’istruzione di base per periodici (27,8%), radio (21,8%) e, in misura minore, quotidiani (12,6%): è proprio questo gruppo ad usare di meno questi mezzi.
La relazione fra il grado di istruzione e l’affidabilità percepita non è così netta per i nuovi mezzi di informazione22, anche se emergono due particolarità: tra chi ha un grado di istruzione di base si riportano meno opinioni positive e si preferisce invece non esprimere un’opinione; da chi ha un’istruzione di base a chi è laureato, per alcuni di questi mezzi si nota un aumento delle valutazioni positive (blog dal 9,8% al 20,4%, newsletter dal 12,3% al 35,5%, motori di ricerca dal 42,1% al 62,7%). In generale diplomati e laureati presentano percentuali simili di percezioni positive, ad eccezione della newsletter, che gode di maggiore fiducia da parte dei laureati (35,5%).
