(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sit-in di Fenalt e Anvu davanti al Commissariato del Governo in difesa dei diritti della Polizia locale. LA RIFORMA CHE NON C’E’. Da quarant’anni la Polizia locale attende invano una riforma che la equipari alle altre forze dell’ordine sul piano dei trattamenti assicurativi, pensionistici e su quello degli equipaggiamenti.
A distanza di quasi quarant’anni dall’entrata in vigore della Legge quadro n. 65/1986, gli operatori della Polizia locale attendono una riforma capace di riconoscere, valorizzare e rendere coerente il ruolo svolto quotidianamente nel sistema della sicurezza del Paese. Le aspettative sono alte, anche alla luce del progressivo ampliamento delle funzioni e delle responsabilità, ma quanto sta per partorire il Parlamento non soddisfa le aspettative di sindacati e agenti. Per manifestare il proprio malcontento, Fenalt e Anvu (Associazione professionale Polizia locale d’Italia) hanno organizzato questa mattina un sit-in sulle gradinate della sede del Commissariato del Governo di Trento in via Piave, 1, che ha visto la partecipazione di delegati e iscritti al sindacato, provenienti dalla zona della Valsugana, Piana rotaliana, Trento e Vallagarina.
Ad illustrare le rivendicazioni della categoria è Raffaello Andreatta, rappresentante Fenalt della Polizia locale Alta Valsugana: “Sugli aspetti retributivi, assicurativi, previdenziali e di gestione dell’invecchiamento degli agenti la riforma che langue in Parlamento non dà le risposte che ci aspettiamo per essere equiparati alle altre forze di polizia. Le nostre competenze sono aumentate negli anni e il mondo di oggi è profondamente diverso rispetto a quello di quarant’anni fa. Per non fare che un esempio, potrei citare il tema della mediazione culturale, imposto dall’immigrazione, o quello della sicurezza all’interno di centri urbani sempre più teatro di crimini violenti. Si pensi che attualmente non abbiamo neppure accesso alle banche dati centrali per reperire i dati penali delle persone che fermiamo.
Ci troviamo costretti a telefonare ai colleghi di Polizia per avere informazioni in tempo reale. Anche per agevolare il contrasto alla criminalità il resto d’Europa ha provveduto all’unificazione delle forze di polizia: la nostra riforma non lo prevede ancora”. Gli fa eco Roberto Prati, iscritto Fenalt e sovrintendente capo della Polizia locale di Trento e Monte Bondone: “La riforma che è in gestazione in Parlamento rischia di umiliare la polizia locale.
Non possiamo essere considerati una polizia di serie B perché il nostro lavoro ci pone difronte a sfide sempre più impegnative: in termini di equipaggiamento i nostri colleghi della Polizia hanno le tenute antisommossa, mentre noi andiamo in giro con poco più che un fischietto. Sul piano assicurativo, pensionistico, retributivo e degli equipaggiamenti c’è una differenza che va ancora colmata”.
Maurizio Valentinotti, segretario generale Fenalt, ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di rivedere il “Progetto Sicurezza”, il protocollo introdotto dalla Provincia autonoma di Trento nel 2008 (e poi rifinanziato e aggiornato a più riprese), finalizzato a potenziare i servizi di polizia locale sul territorio trentino: “Con questa iniziativa vogliamo dare un segnale a livello nazionale per una riforma tanto attesa, ma che di fatto non c’è. A livello provinciale prendiamo atto che c’è l’intenzione di rimettere mano al “Progetto Sicurezza” ma chiediamo alla Giunta di non perdere tempo e di convocare quanto prima le organizzazioni sindacali per dare corso ad una revisione degli interventi che tenga conto delle nuove necessità imposte dalla società di oggi”.
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Maurizio Valentinotti, Segretario generale Fenalt
