(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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CSM, il Cons. Giuffrè sulla delibera per la comunicazione degli uffici giudiziari: «Non è un bavaglio, è attuazione della Costituzione e del diritto europeo».
Il componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura è intervenuto in Plenum a sostegno del testo sulla comunicazione istituzionale: «Tutela della presunzione di innocenza e diritto di cronaca non sono in conflitto. Il CSM risponde alla Costituzione, non alle pressioni».
Nel corso del Plenum odierno, dedicato all’esame della delibera della Settima Commissione sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari, il consigliere prof. Felice Giuffrè, professore ordinario di diritto costituzionale e componente laico del CSM, è intervenuto a favore dell’approvazione del testo, respingendo con fermezza le ricostruzioni che lo descrivono come un “bavaglio” all’informazione giudiziaria.
«Questo testo non è un bavaglio, non è un’autocensura, non è una compressione del diritto di cronaca» – ha dichiarato il consigliere Giuffrè – «È l’esercizio puntuale di una competenza che la Costituzione e l’ordinamento attribuiscono al Consiglio: indirizzare l’azione degli uffici giudiziari verso un equilibrio costituzionalmente orientato fra principi di pari dignità, ossia l’indipendenza della magistratura, la presunzione di non colpevolezza, la tutela della reputazione delle persone e il diritto-dovere di informare».
Un quadro normativo europeo e nazionale ineludibile
Il consigliere ha richiamato il perimetro normativo entro cui la delibera si colloca: la direttiva europea 2016/343 sulla presunzione di innocenza, il decreto legislativo 188 del 2021 che ne ha dato attuazione, la riforma Cartabia e il decreto Costa del 2024. «Il legislatore – nazionale ed europeo – ha tracciato una direzione precisa: la comunicazione giudiziaria deve essere istituzionale, misurata, riferibile all’ufficio e non al singolo magistrato. La delibera non fa che dare attuazione concreta a questo quadro, aggiornando linee guida del 2018 ormai inadeguate rispetto all’impatto dei social media e alla permanenza online delle notizie giudiziarie».
Il principio della «simmetria informativa»
Sull’obbligo di rettifica – uno dei punti più discussi del testo – Giuffrè ha sostenuto che si tratta del «corollario logico e costituzionalmente necessario di chi ha scelto, in autonomia, di comunicare l’avvio di un’indagine. Chi semina la notizia di un sospetto deve assumersi la responsabilità di comunicarne anche la caduta. Diversamente, la versione iniziale resta cristallizzata nei motori di ricerca, mentre l’assoluzione finisce in un trafiletto. È il principio della simmetria informativa che la delibera codifica».
Sull’ostensione delle ordinanze cautelari
Sul secondo punto controverso, relativo alla consegna delle ordinanze cautelari alla stampa, il consigliere ha chiarito che «il tema non è impedire alla stampa di informare i cittadini – su ciò vigilano altre norme, a partire dall’articolo 114 del codice di procedura penale – ma evitare che la fase delle indagini preliminari, in cui la gestione dell’informazione è interamente nelle mani della procura, si trasformi in un processo parallelo mediatico». Un riferimento esplicito è stato rivolto alla vicenda Garlasco, che «dovrebbe imporci una riflessione, non offrire un alibi per non decidere».
L’autonomia del Consiglio e la sobrietà istituzionale
Nel passaggio conclusivo, Giuffrè ha rivendicato l’autonomia decisionale dell’organo di autogoverno: «Il Consiglio Superiore della Magistratura non risponde alle correnti, non risponde ai vertici degli uffici inquirenti, non risponde alle redazioni: risponde alla Costituzione». Ai colleghi togati, in particolare, il consigliere ha rivolto un richiamo alla sobrietà: «La credibilità della magistratura, la sua autorevolezza, la sua indipendenza non si difendono attraverso una comunicazione muscolare o personalizzata. Si difendono attraverso la sobrietà istituzionale e digitale, attraverso la qualità delle decisioni, attraverso il rispetto rigoroso delle garanzie. La presunzione di non colpevolezza non è un fastidioso ostacolo formale: è il fondamento stesso della giurisdizione penale in uno Stato di diritto».
Il consigliere ha annunciato voto favorevole alla delibera, definendola «un atto di servizio nei confronti della magistratura, dei cittadini e della Costituzione».
