Di Luca Franceschi
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Il ponte sullo Stretto rappresenta un’infrastruttura ormai defunta, e la colpa ricade interamente sul premier Meloni che ha dato seguito a ogni richiesta di Salvini, a partire dalla procedura piena di lacune avviata tre anni fa dal ministro dei Trasporti.
L’inchiesta odierna dimostra solamente come siano stati bloccati 15 miliardi di euro, di cui quasi tre già dissipati, unicamente per creare un sistema di nomine e poltrone degno di un impero in decadenza, caratterizzato da stipendi faraonici e forzature ai limiti della legalità.
Due settimane fa è stata presentata un’interrogazione parlamentare per richiedere chiarimenti al governo sull’incremento del personale, degli incarichi e delle retribuzioni dei dirigenti della “Stretto di Messina Spa”, ma non è mai giunta alcuna risposta.
Il motivo appare evidente. In pratica, è stato chiesto all’esecutivo come mai vengano erogati compensi così generosi per non produrre alcun risultato concreto: a quanto pare la valutazione era errata, dato che secondo i sospetti della procura qualcosa facevano eccome, prevalentemente problemi.
Come calabrese, il deputato Riccardo Tucci del Movimento 5 Stelle afferma che la regione è stanca della retorica ampollosa di Meloni, Salvini, Occhiuto e di tutti gli altri.
Quest’opera è diventata ormai oggetto di scherno a livello internazionale, altro che dimostrazione dell’ingegno italiano: semmai manifesta l’abilità nel creare problemi.
È necessario fermare tutto, si tratta di una questione che riguarda la dignità del Paese.
