Di Luca Franceschi
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Il governo Meloni si trova ora a fare i conti con le decisioni dell’Unione Europea in materia di energia, che di fatto smentiscono anni di propaganda sulla transizione energetica. È quanto sottolinea Luigi Nave, componente della commissione Ambiente del Senato per il Movimento 5 Stelle, che evidenzia le contraddizioni dell’esecutivo.
Dopo quattro anni passati a incolpare il Green Deal di tutti i mali del mondo, fanno un certo effetto le acrobazie verbali di un ministro come Adolfo Urso, trasformatosi improvvisamente in una sorta di ultrà redento delle politiche green. Nel governo continuano i tentativi di nascondersi dietro la foglia di fico di un nucleare che forse sarà pronto tra due o tre lustri, ma da qualche ora è tutto un brulicare di rinnovabilisti entusiasti e di fan della pala eolica.
In generale, però, regna l’imbarazzo nel dover ammettere che l’unico margine di manovra ora il governo Meloni lo ha solo sulle tanto vituperate rinnovabili. Al netto di tutto, quei 23 miliardi di aiuti di Stato rappresentano un chiaro ceffone ai nostrani sostenitori del fossile, che albergano tutti o quasi nella maggioranza.
La storiella dell’Italia come hub del gas del Mediterraneo che Meloni, Salvini e Tajani hanno propinato in questi anni viene oggi mestamente archiviata, per lasciare spazio a una narrazione tutta a tinte verdi e pro rinnovabili del governo. L’Unione Europea ha inoltre specificato agli stati membri la necessità di tassare l’elettricità in modo più favorevole rispetto al gas naturale, smontando in toto il pensiero dell’esecutivo di questo quadriennio.
Ora il Movimento 5 Stelle aspetta il governo al varco su prezzo zonale, misure sul risparmio energetico, smart grid e comunità energetiche.
