(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. Ventuno di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti – 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. A 80 anni dalla nascita della Repubblica, Paolo Mieli e la professoressa Patrizia Gabrielli le raccontano a Passato e presente in onda martedì 2 giugno alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.
Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro, della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile.
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