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FDI CONSIGLIO COMUNE ROVERETO (TN) – INTERROGAZIONE * DOLOMITI ENERGIA: «IMPIANTO DI PRODUZIONE DI IDROGENO, INUTILE CONSUMO DI SUOLO AGRICOLO»

Scritto da
11.11 - sabato 30 maggio 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Spett. Sindaca di Rovereto
Arch. Giulia Robol
Spett. Segreteria Generale
del Comune di Rovereto
Oggetto: Gruppo Dolomiti – inutile consumo di suolo agricolo per il nuovo impianto di produzione di idrogeno.
Il Gruppo Consiliare di “Fratelli d’Italia” ai sensi dell’art. 29 del Regolamento del Consiglio Comunale, presenta la seguente interrogazione, a cui si richiede a norma di regolamento che sia data risposta scritta.
E’ nota, ma solo da notizia giornalistica e non certo per informazione consigliare, la vicenda del programmato intervento di realizzazione da parte della Dolomiti Energia di un parco fotovoltaico a Rovereto sud in fregio alle rive dell’Adige a servizio del nuovo centro di sviluppo della produzione di idrogeno.
E’ stato infatti ammesso  a finanziamento il progetto: PNRR M2C2-I3.1 ROVERETO, presentato da Dolomiti Energia Holding spa, al quale è stato accordato un contributo di  € 5.506.500 per un intervento che ricadrà nell’area di Rovereto, evidenziato anche da una attenta analisi sia della documentazione relativa al progetto finanziato nell’ambito del PNRR – Missione 2, Componente 2, Investimento 3.1 “Produzione di idrogeno in aree industriali dismesse” sia della Deliberazione della Giunta Provinciale n. 306 del 24 febbraio 2023.
E’ giuridicamente validato il principio che le aree da destinare a impianti per la produzione di idrogeno devono rientrare tra quelle definibili “industriali dismesse”, e pertanto a tali aree industriali “dismesse” vanno ascritte anche quelle su cui collocare le relative pertinenze, quali appunto i parchi dei pannelli fotovoltaici.
La misura PNRR in questione è, infatti, espressamente finalizzata alla realizzazione di progetti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse, come richiamato sia nella documentazione ministeriale sia nell’Accordo di Cooperazione Istituzionale sottoscritto tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e la Provincia Autonoma di Trento.
L’impostazione del progetto trova fondamento nella Strategia Europea per l’Idrogeno – COM (2020) 301 final dell’8 luglio 2020, con la quale la Commissione Europea promuove lo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile quale strumento centrale della transizione energetica e della decarbonizzazione dell’economia europea.
Sulla tematica l’Unione Europea ha sviluppato una politica sempre più orientata alla limitazione del consumo di nuovo suolo e al recupero delle aree già compromesse.
Infatti, particolarmente significativa è la Strategia Europea per il Suolo 2030 – COM (2021) 699 final, che individua tra gli obiettivi prioritari il recupero dei suoli degradati, la riqualificazione delle aree compromesse, la riduzione del consumo netto di suolo e il raggiungimento dell’obiettivo europeo di zero consumo netto di suolo entro il 2050.
Tale impostazione risulta inoltre coerente con il Regolamento (UE) 2021/241 che disciplina il PNRR e con il Regolamento (UE) 2020/852 sulla tassonomia ambientale europea, che introducono il principio DNSH (Do No Significant Harm), imponendo che gli investimenti finanziati non arrechino danni significativi agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea.
Gli obiettivi europei sono sposati appieno dalla normativa nazionale ove assume particolare rilievo il D. Lgs. 199/2021, di attuazione della Direttiva RED II (Direttiva 2018/2001 sulle energie rinnovabili), che favorisce l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili in aree già compromesse, antropizzate o degradate, tra cui aree industriali, siti produttivi dismessi, cave esaurite, discariche chiuse e aree già infrastrutturate.
Nella medesima direzione si collocano anche i successivi interventi normativi nazionali in materia di aree idonee per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che privilegiano il recupero funzionale di superfici già compromesse rispetto all’occupazione di nuovo suolo agricolo, ne sono di esempio:
– il Decreto Legge 17/2022 (c.d. Decreto energia) che introduce il concetto di aree idonee e individua come preferenziali le superfici già compromesse, industriali o degradate;
– il Decreto Legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambiente) che contiene tutta la disciplina delle discariche, delle bonifiche e del recupero ambientale dei siti compromessi.
Al fine di dare contezza del progetto di cui trattasi e delle puntuali indicazioni prescritte, bisogna inoltre riferirsi alla Deliberazione della Giunta provinciale n. 306 del 24 febbraio 2023. Infatti, la deliberazione citata ha il seguente Oggetto: Approvazione dello schema di “Accordo di Cooperazione Istituzionale tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e la Provincia autonoma di Trento per l’attuazione della misura M2C2- Investimento 3.1 “Produzione di idrogeno in aree industriali dismesse” prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Non solo, l’accordo conseguente, allegato alla deliberazione di cui trattasi – fra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e la Provincia Autonoma di Trento – all’Articolo 2 (Oggetto e finalità) e specificatamente all’Articolo 5 (Obblighi e responsabilità delle Parti), comma 2, ribadisce l’indicazione ecologica indicata nell’Oggetto della deliberazione, indicando tra l’altro: “… Investimento 3.1 “Produzione in aree industriali dismesse” previsto nell’ambito della Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica……”.
Alla luce della disamina della normativa citata emerge, inoltre, una prescrizione fondamentale, ossia, che i sottoelencati impianti:
1. Impianto di produzione di idrogeno (elettrolizzatore, impianti tecnologici, stoccaggi, ecc.);
2. Impianto fotovoltaico che alimenta o contribuisce ad alimentare l’elettrolizzatore;
debbano essere collocati in aree industriali dismesse.
Ne consegue che dallo studio delle particelle catastali interessate al progetto della Dolomiti Energia Holding spa, risulta che le medesime, allo stato attuale, non siano idonee a ospitare il nuovo impianto fotovoltaico in quanto si riscontra non siano aree industriali dismesse, ma aree votate a vigna o/e improduttive, e quest’ultimo termine nell’accezione agricola e non industriale.
E’ da sottolineare, come tale progetto, abbia attirato l’attenzione anche di consiglieri provinciali che hanno intravisto nell’operazione un consumo di suolo contrario alle norme urbanistiche relative alla salvaguardia ambientale, osservazione peraltro condivisibile e perfettamente coerente.
Evidentemente il Gruppo Dolomiti, di cui il Comune di Rovereto è azionista, se da un lato cerca di sviluppare nuove futuristiche tecnologie energetiche pulite, dall’altro sembra contraddire questo spirito ecologista quando va a realizzare sul territorio le installazioni a ciò destinate, non rispettando le implicazioni delle proprie scelte unilaterali.
Dal nostro punto di vista questo atteggiamento è decisamente censurabile posto che nelle immediate vicinanze del nuovo insediamento ad idrogeno ci sarebbero state delle altre più idonee scelte ambientaliste per la collocazione del nuovo parco fotovoltaico.
E qui richiamiamo alla mente tutte le volte che ci siamo occupati della vicina discarica dei Lavini. Già nel corso dello scorso anno si è avuto modo di porre l’attenzione sulla discarica, con una prima interrogazione dal titolo “Discarica dei Lavini: tra rifiuti e paesaggio” ed una seconda dal titolo “Discarica dei Lavini: i cittadini pagano due volte il rinverdimento finale (capping)”.
Purtroppo le relative risposte hanno deluso per la refrattarietà da parte dell’amministrazione e soprattutto dell’assessorato all’ambiente di farsi carico di questo aspetto rinviando a responsabilità non proprie la causa dell’inaccettabile biglietto da visita della città per chi proviene da sud.
E’ finalmente notizia recente che la Provincia autonoma di Trento abbia programmato la prossima progettazione e realizzazione del suddetto rinverdimento per un importo di 10 milioni di euro, offrendo l’occasione per ripensare l’utilizzo consono dei piani superiori dell’impianto.
Ora dal punto di vista paesaggistico e ambientale è evidente la ragionevolezza di migliorare lo skyline cittadino verso sud tenendo conto del nostro suggerimento di connettere queste varie esigenze e risolvere contemporaneamente l’inopportuno consumo di suolo, dovuto ad un nuovo impianto fotovoltaico e il progetto della ricopertura della discarica.
Riteniamo infatti che la collocazione del nuovo parco fotovoltaico sulla sommità della discarica dei Lavini costituisca la soluzione ottimale per tutti gli aspetti ambientali esaminati. Evidentemente per realizzare questa proposta per il bene della città, e non per interesse aziendale, occorre un concorso di menti illuminate e dell’impegno di dirigenze e amministratori che guardino con lungimiranza al bene comune, che in definitiva non si acquietino in un desolante pilatesco lavarsene le mani o, come ora si usa, in una plateale farisaica alzata di braccia.
Pertanto a norma di regolamento si interroga l’Amministrazione comunale, chiedendo risposta scritta a quanto segue:
1) se sia al corrente che Dolomiti Energia stia costruendo un nuovo parco fotovoltaico a sud di Rovereto in fregio al fiume Adige a servizio del proprio impianto di produzione di idrogeno;
2) se è a conoscenza che anche le pertinenze di questo impianto di produzione di idrogeno, quali il nuovo parco fotovoltaico, debbano essere collocate in aree industriali dismesse;
3) se corrisponda al vero che le destinazioni d’uso catastali delle particelle destinate ad ospitare il nuovo impianto fotovoltaico non siano aree industriali dismesse, ma aree votate a vigna o/e agricole e quest’ultimo termine nell’accezione agricola e non industriale;
4) quali siano i presupposti urbanistici che hanno portato all’individuazione di queste aree per ospitare l’impianto fotovoltaico, al posto di aree industriali dismesse come stabilito dai protocolli di finanziamento europei e comunque più consoni;
5) se la scelta di ubicare l’impianto fotovoltaico in area agricola anziché in area industriale dismessa non costituisca un presupposto per la perdita del finanziamento PNRR;
6) quali autorizzazioni sono state rilasciate per questo intervento, da parte di chi, e con quali eventuali prescrizioni;
7) nel caso, di cui al punto precedente, quali analisi e verifiche sono state prodotte per verificare l’adeguatezza del luogo citato in relazione alla sua idoneità ambientale, funzionale e ambientale;
8) se anche il Comune di Rovereto abbia espresso un proprio pronunciamento al riguardo e sotto quale forma;
9) quale è stato il costo che si è dovuto sostenere per l’acquisizione e/o l’utilizzo dell’area in questione, da parte del Comune e/o di DE, società partecipata dal Comune di Rovereto;
10) se è stata verificata, con DE e la PAT, l’esistenza, nella loro disponibilità, di aree industriali dismesse;
11) se non si ritenga opportuno riesaminare assieme alla società partecipata, quindi anche con la PAT e il Comune di Trento, la ricollocazione del parco fotovoltaico nell’area ambientalmente più idonea della discarica dei Lavini, consentendo in tal modo l’utilizzo di un’area che già necessita di un intervento di sistemazione, impedendone così l’uso non consono del suolo.
Il Gruppo Consiliare di Fratelli d’Italia – Rovereto.
 Marco Zenatti
Luca Dapor
Cinzia Cellucci
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