Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “l’Adige“, anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
*
Roberto Pinter, già vicepresidente Pat e assessore all’energia
Egregio direttore,
lei con un editoriale (10 maggio) aveva colto un problema centrale nel dibattito sulla quotazione di Dolomiti Energia, quando aveva detto che “ si parlando di un patrimonio materiale e immateriale che appartiene ad una comunità e non soltanto ai bilanci di una società” chiamando in causa l’Autonomia come “pratica quotidiana di partecipazione e responsabilità condivisa”.
Pochi hanno ripreso questo tema e continuano ad offrire invece una lettura schematica, per cui la quotazione sarebbe solo un calcolo di convenienza finanziaria, e chi ha dei dubbi è per una ideologia. Ora a parte il fatto che tra l’ideologia del mercato e l’ideologia del bene comune non avrei dubbi da che parte stare, non credo che si possa ridurre il dibattito a questo schematismo.
L’amministratore Granella, che non ha problemi di appartenenza a questo territorio, coglie la sospensione condivisa dal governo provinciale come una semplice pausa e rilancia la quotazione per il 2027. Insomma parlatene pure, ma si deve fare! Io credo invece che un dibattito serio non è fatto per convincere della bontà di una scelta, ma per verificare se è l’unica possibile.
Come Assessore all’energia ho avuto la possibilità di accompagnare il processo che ha riportato all’Autonomia il governo delle acque e l’utilizzo delle stesse: con il Pguap, con la nascita dell’Aspe e della Set (per la gestione della distribuzione), con l’acquisizione delle centrali ex Sava e con la costituzione di una società con Enel per la gestione delle centrali, ma anche con la costituzione di Trentino Servizi che univa le aziende di Trento e di Rovereto.
La nascita di Dolomiti Energia era il suggello di questo processo, che aveva come obiettivo quello di affrontare la sfida energetica rafforzando il territorio.Mi sta quindi a cuore la crescita di Dolomiti Energia come società, ma ancor di più mi sta a cuore che il Trentino sia protagonista nella gestione delle sue risorse, a partire da quella delle acque pubbliche.
La quotazione in borsa non può essere allora il risultato di un semplice calcolo economico, ma di una scelta che eviti le forzature e sia condivisa dalla nostra comunità.
Gli schemini che gli economisti ci propongono a sostegno della quotazione non sono adeguati, sia perché non considerano le conseguenze per tutto il sistema trentino e sia perché sono obsoleti, visto che il mercato ha ceduto il passo all’oligopolio di poche società che controllano la finanza, il mercato, la rete e la AI.
Lei direttore ricordava che l’ingresso dei privati in Dolomiti Energia si è tradotto in una speculazione finanziaria , quando si è venduto al fondo Macquaire (e qualcuno non ha ancora spiegato perché non si è esercitato allora il diritto di prelazione). Far coincidere la quotazione con lo sviluppo di Dolomiti Energia è allora una scommessa, e in ogni caso non è affatto detto che la direzione dello sviluppo sia quella auspicata dalla comunità trentina.
Abbiamo anche un altro precedente da considerare, l’A22, dove le certezze rassicuranti del management sono state fin qui sconfessate e, sperando di non perderla, in ogni caso la concessione ci costerà molto di più proprio per la presenza dei soci privati. Non si tratta di demonizzare, ma solo di considerare che una società pubblica, che peraltro gestisce anche altri servizi, non ha e non deve avere gli stessi obiettivi di una società di mercato, proprio perché deve rispondere al territorio e al suo bene comune.
E allora, premesso che la Provincia è soggetto che può assicurare la gestione corretta delle acque a prescindere da chi siano i concessionari, e mi aspetto che dica come vuol procedere, torno a ripetere le domande alle quali non si vuole rispondere.
1. La quotazione di DE in borsa rafforza o indebolisce la possibilità di mantenere le concessioni idroelettriche? Perché il rinnovo delle concessioni, sebbene a governo provinciale, è il primo obiettivo, e per inciso il valore del patrimonio di DE è subordinato al rinnovo. Così come cambia il fabbisogno di risorse per gli investimenti se si ottengono o meno le concessioni.
2. La crescita di DE, e nessuno lo ha mai smentito, può avvenire anche in altri modi, sia ricorrendo al credito senza quotarsi, sia attingendo alle risorse economiche del territorio, sia con alleanze con altre società pubbliche. Vogliamo fare un’analisi comparata, che considera gli effetti delle diverse scelte, prima di ipotecare il futuro di DE?
3. L’idroelettrico ha riportato al nostro territorio una parte delle risorse lasciate per decenni allo sfruttamento nazionale, pubblico e privato. Perché adesso si vuole rinunciare ad una parte significativa dei dividendi che vanno agli enti locali e alla Provincia, ripetendo quanto si è fatto regalandoli al fondo Macquire? Non credo che allora sia stato semplicemente un errore, ma certamente sarebbe ancor più incomprensibile se lo facessimo oggi senza averne la necessità.
