(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Lettere giunta Unione Camere penali.
Lettera aperta al Ministro della Giustizia
Signor Ministro,
i fatti emersi in relazione alle intercettazioni effettuate presso le salette colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne” hanno determinato la proclamazione, da parte dell’Unione delle Camere Penali Italiane, dell’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni dall’8 al 12 giugno prossimi, nonché l’indizione di una manifestazione nazionale che si terrà a Perugia l’11 giugno.
Si tratta di una mobilitazione resa necessaria dalla assoluta gravità di quanto emerso.
Secondo quanto sin qui accertato, per mesi sarebbero stati registrati colloqui tra detenuti e difensori pur in assenza di autorizzazione, con captazioni che avrebbero coinvolto decine di avvocati estranei alle indagini e un numero ad oggi imprecisato di persone detenute, nel corso di conversazioni inevitabilmente coperte dal segreto professionale e direttamente attinenti all’esercizio del diritto di difesa.
È in discussione la tenuta stessa di una regola fondamentale dello Stato di diritto: la segretezza del rapporto tra difensore e assistito. Proprio per rafforzare tale presidio, nel corso di questa legislatura, su Sua iniziativa e con un disegno di legge recante la Sua prima firma, il Governo ha proposto e il Parlamento ha approvato la modifica dell’articolo 103 del codice di procedura penale, introducendo espressamente l’obbligo di immediata interruzione delle captazioni nel momento in cui emerga il coinvolgimento di un difensore e del suo assistito, recependo così una storica e fondamentale istanza dell’avvocatura penale.
Proprio per questa ragione, apparirebbe oggi incomprensibile e contraddittorio che, a fronte di fatti di tale gravità, non vi fosse un immediato intervento ispettivo volto ad accertare quanto accaduto, le relative responsabilità e l’effettiva portata delle violazioni consumate.
La particolare gravità della vicenda risiede anche nel luogo in cui tali violazioni si sarebbero consumate: il carcere, cioè il luogo nel quale persone private della libertà personale sono integralmente affidate alla tutela dello Stato e nel quale le garanzie difensive dovrebbero ricevere il massimo livello di protezione.
A ciò si aggiunge un profilo che desta ulteriore inquietudine. Molti dei difensori e dei detenuti coinvolti non sarebbero neppure a conoscenza di essere stati illegittimamente intercettati, risultando così privati della possibilità di esercitare i diritti e le azioni conseguenti alla violazione subita.
Per tali ragioni Le chiediamo formalmente di disporre con urgenza l’invio degli ispettori ministeriali presso la Procura della Repubblica di Perugia affinché siano accertati i fatti nella loro interezza, verificando il numero effettivo degli avvocati e dei detenuti coinvolti, le modalità con cui le captazioni sono state eseguite e gestite, nonché l’eventuale sussistenza di responsabilità disciplinari a carico dei magistrati titolari del procedimento, dei dirigenti dell’ufficio e della polizia giudiziaria incaricata delle operazioni.
Vicende di tale gravità non possono essere archiviate come semplici disfunzioni operative. Ne va della credibilità della giurisdizione, della fiducia dei cittadini nella legalità del processo e della effettività del diritto di difesa in uno Stato democratico.
Confidiamo che il Suo intervento consenta di ristabilire con chiarezza il principio secondo cui le garanzie difensive non costituiscono un ostacolo all’accertamento dei fatti, ma il fondamento stesso della giustizia penale.
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Lettera aperta al Consiglio Superiore della Magistratura
I fatti emersi in relazione alle intercettazioni effettuate presso le salette colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne” presentano profili di assoluta gravità e impongono una attenta e rigorosa valutazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura.
Proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla violazione delle prerogative difensive e della segretezza del rapporto tra difensore e assistito, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha deliberato l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni dall’8 al 12 giugno prossimi, nonché una manifestazione nazionale che si terrà a Perugia l’11 giugno.
Secondo quanto sin qui emerso, per mesi sarebbero stati registrati colloqui tra detenuti e difensori pur in assenza di autorizzazione, con captazioni che avrebbero coinvolto decine di avvocati estranei alle indagini e un numero ad oggi imprecisato di persone detenute, nel corso di conversazioni inevitabilmente coperte dal segreto professionale e direttamente attinenti all’esercizio del diritto di difesa.
La gravità della vicenda appare resa ancora più evidente dal luogo nel quale tali captazioni sarebbero state eseguite: le salette colloqui di un istituto penitenziario, cioè il luogo nel quale la segretezza del rapporto tra difensore e assistito dovrebbe ricevere il massimo livello di tutela costituzionale e processuale.
Era del tutto prevedibile, anzi inevitabile, che l’autorizzazione di attività intercettive all’interno di locali destinati ai colloqui difensivi comportasse il rischio concreto di captare conversazioni tra detenuti estranei al procedimento e i loro avvocati. Proprio per questa ragione incombeva sull’ufficio requirente un rigoroso dovere di preventiva verifica delle modalità tecniche di esecuzione delle operazioni e di costante controllo sul loro concreto svolgimento, affinché nessuna indebita compressione del diritto di difesa potesse verificarsi.
A ciò si aggiunge un ulteriore profilo di assoluta gravità: molti dei difensori e dei detenuti coinvolti non sarebbero neppure a conoscenza delle captazioni illegittimamente subite, risultando così privati della possibilità di esercitare i diritti e le azioni conseguenti alla violazione.
Riteniamo pertanto indispensabile che il Consiglio Superiore della Magistratura apra una pratica volta ad accertare integralmente i fatti, acquisendo tutti gli atti necessari e verificando le modalità con cui le operazioni sono state autorizzate, eseguite e gestite, nonché l’eventuale sussistenza di profili di incompatibilità ambientale o funzionale e la necessità di ulteriori interventi sul piano ordinamentale.
Vicende di tale portata non possono essere ridotte a semplici disfunzioni operative o archiviate nel silenzio istituzionale. Ne va della credibilità della giurisdizione, della fiducia dei cittadini nella legalità del processo e della effettività di quella inviolabilità del diritto di difesa che la Costituzione pone tra i principi fondanti dello Stato di diritto.
