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PAT * «LAVORO: UN DIRITTO E UN DOVERE, DENTRO E FUORI DAL CARCERE»

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17.58 - venerdì 22 maggio 2026

In Italia il numero di detenuti che lavora rimane preoccupantemente basso. Secondo l’Associazione Antigone, nel 2025 su 63.500 persone detenute nelle carceri italiane, solo 21.700 hanno un’occupazione, corrispondente a poco più del 34% del totale. La situazione si aggrava ulteriormente quando si considera che gran parte di queste attività lavorative si svolge all’interno del sistema penitenziario, mentre il lavoro all’esterno rappresenta solo il 4% dei casi.

In questo contesto nazionale poco incoraggiante, la Provincia Autonoma di Trento rappresenta un’eccezione virtuosa. Con un tasso di occupazione fuori dalle strutture detentive che raggiunge il 20%, il Trentino dimostra come sia possibile affrontare il tema del lavoro come diritto e dovere, contribuendo al recupero e alla dignità della persona.

L’importanza di questo tema è stata discussa approfonditamente durante l’incontro “Lavoro e carcere tra sogno e realtà”, tenutosi presso la Casa Circondariale di Spini di Gardolo nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. L’evento ha avuto una particolarità significativa: diversi detenuti hanno potuto partecipare direttamente e hanno contribuito alla formulazione delle domande rivolte ai relatori, dando voce diretta a chi quotidianamente sperimenta questa realtà.

La direttrice della Casa Circondariale, Anna Rita Nuzzaci, ha sottolineato come il riconoscimento del lavoro quale fondamento della società sia essenziale affinché le persone detenute possano “rientrare nella comunità come attori protagonisti”. Tuttavia, il Ministro della giustizia Carlo Nordio, intervenuto in collegamento video, ha ricordato che il sistema carcerario italiano presenta una realtà disomogenea, con strutture dove è possibile realizzare progetti di eccellenza per la promozione del lavoro e altre dove vincoli logistici o di sicurezza rendono difficile avviare simili iniziative.

Il Ministero della Giustizia sta operando per individuare soluzioni che coniughino la certezza della pena, la sicurezza e l’attività rieducativa prevista dalla Costituzione. Un esempio concreto è il progetto appena presentato relativo alle residenze per detenuti con diritto agli arresti domiciliari che non hanno un alloggio disponibile, strutture associate proprio al lavoro, in particolare in settori considerati poco attrattivi.

Un aspetto critico evidenziato dal Ministro riguarda il periodo immediatamente precedente all’uscita dal carcere, quando si registra un aumento dei suicidi tra i detenuti a causa della mancanza di prospettive lavorative e sociali. Gli interventi attualmente in corso, compresi quelli di supporto psicologico, stanno contribuendo a ridurre questo fenomeno. Il Ministro ha inoltre sottolineato l’importanza di superare un approccio esclusivamente “carcerecentrico”, garantendo al contempo la sicurezza dei cittadini.

L’assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione della Provincia Autonoma di Trento, Mario Tonina, ha evidenziato come l’Autonomia provinciale permetta di innovare anche in questo ambito. Ha particolarmente rimarcato il progetto SpiniPizza, un’iniziativa che rappresenta una collaborazione concreta tra settore pubblico, privato e comunità locale, nata dal Distretto dell’economia solidale. La nuova realtà formativa nel campo della ristorazione, che aprirà nei prossimi mesi accanto al carcere di Spini, costituisce un “ponte tangibile fra carcere e cittadinanza”.

La giurista Daria De Pretis, già giudice della Corte costituzionale, ha ribadito che i diritti fondamentali valgono anche in carcere, con eccezioni strettamente legate alla condizione detentiva. Ha sottolineato come il lavoro sia un diritto-dovere applicabile anche a chi deve scontare una pena e che risulti funzionale all’obiettivo della rieducazione.

Lucia Fronza Crepaz, presidente della Conferenza regionale volontariato giustizia, ha evidenziato l’importanza di “fare rete” coinvolgendo l’intera comunità. Una collaborazione capace di “assorbire il carcere dentro il tessuto sociale”, dove i volontari hanno aggregato associazioni diverse creando un’alleanza fondamentale.

Camilla Lunelli, vicepresidente di Ferrari Trento e direttrice comunicazione, relazioni esterne e sostenibilità del Gruppo Lunelli, ha sottolineato che imporre quote di assunzione alle aziende non è la strategia corretta. Occorre invece favorire incontri tra potenziali lavoratori e aziende, identificando persone motivate e disposte a mettersi in gioco. In questo processo, associazioni e cooperative sociali giocano un ruolo cruciale nel facilitare il collegamento tra il mondo carcerario e quello imprenditoriale.

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