Di Luca Franceschi
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L’Osservatorio GIMBE e l’Autorità Nazionale Anticorruzione hanno diffuso dati che destano forte preoccupazione sul sistema sanitario italiano. Nel nostro Paese risultano esposti a fenomeni corruttivi e malagestione ben 70,5 miliardi di euro di affidamenti in ambito sanitario.
Non si tratta di episodi isolati, ma di distorsioni sistemiche che comprendono ben 65 tipologie diverse di frodi e abusi. Queste pratiche illegali stanno erodendo risorse pubbliche fondamentali destinate alla tutela della salute dei cittadini.
Le pratiche opache individuate includono la manipolazione delle liste d’attesa e comportamenti illegittimi che favoriscono determinati soggetti a scapito di altri. Questi meccanismi sovvertono completamente l’accesso alle cure, che non avviene più sulla base del reale bisogno clinico dei pazienti ma in funzione di interessi illeciti.
Le conseguenze di questo sistema distorto si traducono in un drammatico ampliamento delle diseguaglianze sociali e territoriali, colpendo in particolare i cittadini più fragili e vulnerabili.
Per contrastare questa grave emorragia di denaro pubblico non sono sufficienti interventi occasionali o sporadici. Servono invece strategie integrate di prevenzione, una digitalizzazione nativa dei contratti pubblici e l’istituzione di un Osservatorio nazionale specificamente dedicato al monitoraggio e al contrasto di frodi e abusi nel settore sanitario.
In un settore così delicato, dove la cattiva amministrazione può aprire le porte persino alle infiltrazioni della criminalità organizzata, risulta inaccettabile che si scelga deliberatamente di abbassare il livello di controllo e vigilanza.
Il senatore del Movimento 5 Stelle Orfeo Mazzella, vicepresidente della X Commissione del Senato, denuncia l’inerzia del governo Meloni di fronte a questo scenario. L’esecutivo viene accusato di essere complice del collasso del Servizio sanitario nazionale, mostrandosi incapace di proteggere i diritti fondamentali dei cittadini e di salvaguardare la sanità pubblica.
