Di Luca Franceschi
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La lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen rappresenta un gesto politico caratterizzato da grande lucidità e senso di responsabilità. La richiesta di estendere la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità anche agli interventi necessari per fronteggiare la crisi energetica mira a ricondurre l’Europa verso un principio di ragionevolezza: la sicurezza dei cittadini non si limita esclusivamente alla difesa militare, ma comprende anche la protezione delle famiglie, delle imprese e dell’intero sistema produttivo.
La posizione sostenuta dalla Premier risulta coerente con quanto la stessa Commissione europea aveva precedentemente riconosciuto per le spese destinate alla difesa, considerate straordinarie e pertanto meritevoli di flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio. Applicare questo medesimo principio all’emergenza energetica equivarrebbe a riconoscere che il caro energia può determinare conseguenze devastanti sull’economia concreta, sulla competitività delle industrie e sulla stabilità sociale del continente europeo.
Il Patto di stabilità non deve trasformarsi in un dogma: non è accettabile privare i Paesi europei di margini operativi per proteggere cittadini e imprese da una crisi energetica che minaccia di impoverire intere nazioni. L’iniziativa promossa dal Governo italiano dimostra una visione pragmatica dell’Europa, orientata verso una riduzione della burocrazia ideologica e un’attenzione maggiore alle necessità concrete dei popoli europei.
Si tratta di un approccio che intende consolidare l’Unione rendendola più consapevole della realtà economica e sociale contemporanea, impedendo che le normative finanziarie diventino un impedimento alla crescita e alla coesione tra i membri. Questa la valutazione espressa dalla senatrice di Fratelli d’Italia Cinzia Pellegrino, membro della commissione Politiche Ue.
