(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
///
«A Modena non è accaduto un semplice fatto di cronaca. È stata sfiorata una strage. E davanti a una strage sfiorata uno Stato serio non corre a chiudere il caso dentro formule tranquillizzanti. Indaga tutto. Profilo personale, rete familiare, eventuali ambienti frequentati, fragilità psichiatrica, contesto culturale, percorsi di isolamento, possibili suggestioni ideologiche o religiose. Tutto».
Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank di Futuro Nazionale.
«Dire subito “non emergono legami eversivi” può essere un dato investigativo provvisorio. Non può diventare un anestetico nazionale. Il problema non è trovare a tutti i costi una matrice. Il problema è impedire che il terrore delle parole ed il politicamente corretto blocchino perfino le domande».
«Quando un uomo giovane, istruito, apparentemente integrato, senza precedenti, entra a folle velocità in una via piena di persone, la società ha il dovere di chiedersi che cosa abbia fallito: la sicurezza, il monitoraggio dei soggetti fragili, l’integrazione reale, la salute mentale, la coesione comunitaria, la capacità dello Stato di leggere segnali di pericolo prima che diventino sangue sull’asfalto».
«Noi diciamo una cosa molto semplice: la sicurezza collettiva viene prima della tranquillità narrativa. Prima si protegge il popolo, poi si rassicurano i salotti televisivi. Nessuna origine, nessuna appartenenza, nessuna fragilità può trasformarsi in zona franca sottratta all’analisi pubblica».
Sforzini conclude:«L’Italia deve smettere di essere una nazione che ha paura di capire. Non chiediamo isteria, non chiediamo caccia alle streghe, non chiediamo colpe collettive. Chiediamo verità totale, prevenzione dura, controllo serio e coraggio politico. Perché una civiltà che non osa più nominare i problemi è già disarmata davanti al prossimo disastro».
LINK CENTRO STUDI RINASCIMENTO NAZIONALE
