Di Luca Franceschi
///
Il Governo ha effettuato una parziale retromarcia sul disegno di legge riguardante i detenuti tossicodipendenti. L’emendamento presentato in commissione Giustizia al Senato dall’Esecutivo conferma che le criticità sollevate dal Movimento 5 Stelle erano fondate.
Per settimane è stato denunciato il rischio di una progressiva privatizzazione della funzione rieducativa della pena attraverso un modello che trasferiva all’esterno dell’amministrazione penitenziaria la gestione dei detenuti tossicodipendenti.
Oggi l’Esecutivo, nel tentativo di modificare il testo originario, ha dovuto recepire almeno in parte le osservazioni ricevute, estendendo il provvedimento anche agli ICATT e alle sezioni attenuate pubbliche per il trattamento dei tossicodipendenti. Si tratta di un riconoscimento politico della validità delle critiche sollevate.
Tuttavia questa correzione viene ritenuta del tutto insufficiente. L’Esecutivo continua infatti a non prevedere alcun investimento strutturale sugli ICATT, sulle SEATT, sui SERD pubblici e sulla magistratura di sorveglianza. Mancano un piano straordinario, un’implementazione reale della rete pubblica terapeutico-penitenziaria e un rafforzamento delle strutture pubbliche che dovrebbero costituire il fulcro di una seria politica di recupero e reinserimento.
La conseguenza appare evidente: la maggior parte delle risorse continuerà ad essere destinata al sistema esterno delle comunità private e accreditate, mentre lo Stato si ritira progressivamente rispetto alla propria funzione costituzionale.
Questo rappresenta il punto centrale della contestazione. La rieducazione della pena non può essere delegata ai privati. L’articolo 27 della Costituzione attribuisce allo Stato una responsabilità diretta, che non può essere progressivamente esternalizzata attraverso un modello emergenziale e frammentato.
Il Movimento 5 Stelle continua a sostenere una strada completamente diversa: investimenti pubblici sui SERD, potenziamento degli ICATT e delle sezioni attenuate, rafforzamento della magistratura di sorveglianza e costruzione di una rete pubblica integrata capace di affrontare realmente il problema delle dipendenze e del sovraffollamento carcerario.
Sul disegno di legge il giudizio rimane molto critico, qualora non dovessero verificarsi ulteriori aperture.
