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CONSIGLIO PAT * «LA IV COMMISSIONE ESAMINA IL SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO, IL COSTITUZIONALISTA CASONATO: UNA NORMA PROVINCIALE PUÒ COLMARE IL VUOTO LEGISLATIVO»

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17.01 - mercoledì 13 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Suicidio medicalmente assistito, in IV Commissione il nodo costituzionale della legge provinciale

Audito il costituzionalista Carlo Casonato: “Una norma trentina può fare chiarezza nel vuoto legislativo nazionale”. Rinviata invece la trattazione dei ddl su celiachia e alimentazione fuori casa

La Quarta Commissione del Consiglio provinciale di Trento, presieduta da Maria Bosin (Patt), ha proseguito l’esame del disegno di legge di iniziativa popolare n. 67, sul suicidio medicalmente assistito, concentrando il confronto sui profili di costituzionalità del testo e sul rapporto tra competenze provinciali e normativa statale. Nel corso dell’audizione del costituzionalista Carlo Casonato, docente dell’Università di Trento ed esperto di bioetica, è emersa la possibilità che una norma provinciale possa colmare il vuoto legislativo nazionale, purché costruita nel rispetto delle indicazioni della Corte costituzionale. La seduta ha inoltre definito il calendario delle prossime audizioni, mentre è stata rinviata, su richiesta dei proponenti, la trattazione dei disegni di legge sulla celiachia e sull’alimentazione fuori casa.

Casonato: una norma provinciale può fare chiarezza

Il professor Carlo Casonato ha ricordato che “la questione del suicidio assistito non è regolamentata da alcuna legge ma esistono una serie di sentenze”. Richiamando le pronunce della Corte costituzionale, ha spiegato che “lo scorso anno è andata oltre la non punibilità, ma ha parlato di un possibile accompagnamento nell’assistenza al suicidio”, chiarendo che i requisiti previsti riguardano malattia irreversibile, sofferenze intollerabili, trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di intendere e volere. Secondo Casonato, una legge provinciale potrebbe servire a fare chiarezza e garantire maggiore certezza applicativa.

Entrando nel merito del testo, il docente ha richiamato la sentenza n. 204 della Corte costituzionale sulla legge toscana, invitando la Commissione a tenere conto di alcuni profili critici. Ha constato che il disegno di legge trentino è già stato modificato dopo il pronunciamento della Consulta, ma ha suggerito di eliminare i riferimenti rigidi alle sentenze: “Sarebbe meglio fare un riferimento non fisso, ma mobile, ovvero ai principi dell’ordinamento”. Ha inoltre evidenziato dubbi di costituzionalità sull’articolo 3, comma 5, relativo agli orari di lavoro del personale coinvolto nell’accompagnamento al suicidio, trattandosi di materia di competenza statale. Sugli emendamenti predisposti, Casonato ha detto che “sembrano risolvere i conflitti costituzionali, a parte queste due sfumature”. In merito alla commissione multidisciplinare prevista dal testo, ha osservato che affidare i profili bioetici e giuridici a un solo medico legale “potrebbe essere riduttivo”, proponendo l’inserimento di un esperto in materie giuridiche e bioetiche.

La presidente Maria Bosin ha ricordato che il testo in discussione è quello originario, ma che alla documentazione è già stata allegata anche la proposta di modifica.

Il consigliere Paolo Zanella (Pd del Trentino) ha chiesto se gli articoli 1 e 3 del disegno di legge, anche così formulati, siano compatibili con la sentenza della Corte costituzionale. Casonato ha risposto che “una cristallizzazione della fonte potrebbe non tener conto di un possibile mutamento dei requisiti stessi” e che quindi il richiamo diretto alle sentenze potrebbe risultare di “dubbia sostenibilità costituzionale”. Anche sull’articolo 3 ha ribadito che permangono dubbi alla luce della pronuncia sul caso toscano.

Fabio Valcanover ha quindi chiesto quale potesse essere una soluzione, ricevendo da Casonato l’indicazione di un rinvio ai principi generali dell’ordinamento. Sul tema dell’articolo 3, il docente ha sottolineato la necessità di mantenere “una certa flessibilità”: “Più che un problema di fonte, legge o delibera, c’è un problema di contenuto”.

Parlando invece del disegno di legge nazionale, e rispondendo a una domanda del proponente, Casonato ha indicato quattro criticità principali. La prima riguarda la formula “fisiche e psicologiche” invece di “fisiche o psicologiche”; la seconda l’inserimento della “proposta” di cure palliative, perché “in presenza di dolore bisogna fare tutto il possibile per trattarlo”, ma renderle obbligatorie potrebbe risultare incostituzionale. Terzo punto, la sostituzione della formula “trattamenti di sostegno vitale” con “sostituzione di funzione vitale”. Infine, ha criticato l’articolo 4 del testo nazionale, che vieta il coinvolgimento di strutture e personale del Servizio sanitario nazionale nell’assistenza al suicidio, mentre la sentenza 132 della Corte costituzionale riconosce un diritto del malato terminale.

La consigliera Eleonora Angeli (Misto) ha chiesto chiarimenti sul rifiuto della terapia del dolore. Casonato ha spiegato che “non si può condizionare l’assistenza al suicidio al fatto che una persona sia inserita nel percorso di terapia del dolore”, perché il paziente “ha il diritto di rifiutare anche la terapia del dolore”. “È essenziale che sia garantito il diritto a non soffrire – ha aggiunto – ma una persona ha il diritto di esercitare anche il rifiuto”.

Valcanover ha poi precisato che il testo provinciale è differente da quello nazionale, mentre Zanella ha ribadito che la legge trentina servirebbe a colmare un vuoto normativo statale, anche sulla base delle indicazioni della stessa Corte costituzionale, che – come ricordato da Casonato – riconosce una competenza concorrente delle Regioni. Il docente ha inoltre richiamato la sentenza 132 sul problema della possibilità che un’altra persona “prema il pulsante” quando il malato non sia in grado di farlo autonomamente, citando il caso di una persona tetraplegica che ha potuto utilizzare uno strumento capace di leggere il battito degli occhi. “Esiste un diritto soggettivo di essere accompagnati al percorso – ha detto – ma anche un dovere dell’azienda sanitaria di assistere”.

Il consigliere Mirko Bisesti (Lega) ha chiesto se una legge trentina potrebbe superare il vaglio della Corte costituzionale. Casonato ha risposto positivamente, sostenendo che un testo costruito nel rispetto delle sentenze potrebbe rappresentare “uno strumento di chiarezza anche per l’Azienda sanitaria”, offrendo riferimenti più certi rispetto alle sole pronunce dei tribunali.

La consigliera Chiara Maule (Campobase) ha chiesto quali potrebbero essere gli effetti di una normativa trentina in assenza di una legge nazionale, anche rispetto a possibili spostamenti di malati da altre regioni. Casonato ha chiarito che differenze applicative potrebbero emergere comunque nei tempi, ma che “il principio è già sancito dal diritto”. In conclusione, la presidente Bosin ha domandato cosa accadrebbe in caso di approvazione di una legge nazionale. Secondo Casonato, esistono soluzioni giuridiche nella stesura del testo che potrebbero evitare conflitti con le eventuali norme provinciali o regionali.

E’ stata quindi definita la scaletta delle prossime audizioni. Fabio Valcanover ha chiesto che vi sia la possibilità di trasmissione o registrazione integrale delle sedute di audizione per rendere patrimonio pubblico quanto viene detto. La presidente Bosin ha ricordato che, come deciso dalla Commissione nella prima seduta su questo tema, durante le audizioni la stampa è ammessa.

Sospesa per questa seduta invece, su richiesta dei proponenti, la trattazione dei disegni di legge n. 74 e n. 82, riguardanti la tutela delle persone affette da celiachia e l’alimentazione fuori casa, presentati rispettivamente dal consigliere Daniele Biada (FdI) e dal consigliere Paolo Zanella (Pd del Trentino).

La Commissione sarà convocata per il prossimo 26 maggio.

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