Di Luca Franceschi
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La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea rappresenta una bocciatura significativa per l’Italia in merito alla gestione del personale ATA nelle scuole. La decisione conferma una criticità che era già stata segnalata al Governo in seguito al deferimento del nostro Paese davanti alla Corte europea.
I giudici europei hanno espresso un parere inequivocabile: il sistema italiano non è riuscito a impedire l’abuso dei contratti a termine e nelle istituzioni scolastiche si continua a impiegare personale precario per rispondere a esigenze che sono, di fatto, permanenti. Proprio per questa ragione erano stati richiesti interventi concreti a favore del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
La Corte ha rilevato l’assenza di limiti effettivi sia alla durata che al numero dei contratti a termine, giudicando inoltre insufficienti le procedure previste per prevenire gli abusi. In sintesi, lo Stato necessita ogni anno di questi lavoratori, ma continua a considerarli come figure provvisorie.
Senza il personale ATA la scuola non può funzionare adeguatamente. Sono necessarie assunzioni sui posti vacanti, procedure regolari e autentici percorsi di stabilizzazione, all’interno di una revisione complessiva del sistema di reclutamento che sia coerente con il diritto europeo.
Dopo questa sentenza non sono sufficienti semplici prese d’atto: occorrono risposte concrete e immediate per risolvere una situazione che si protrae da troppo tempo.
